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giovedì 4 febbraio 2016

Tarde, un teorico dei media - Intervista a Tony D. Sampson, a cura di Jussi Parikka - Traduzione di Alessandro Cattini - Revisione/editing di Obsolete Capitalism


Tarde, un teorico dei media


Intervista a Tony D. Sampson, a cura di Jussi Parikka 


Traduzione di Alessandro Cattini

Revisione/editing di Obsolete Capitalism

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Questa intervista si concentra su una monografia recentemente pubblicata da Tony D. Sampson, ​Virality: la Teoria del Contagio nell’Era dei Network​, descritta da Brian Rotman come “capace di offrire una nuova teoria del virale quale evento sociologico.” In questa conversazione, Parikka e Sampson discutono di Gabriel Tarde e della teoria dell’assemblaggio, e del perché Tarde dovrebbe essere interpretato come un teorico dei media interessato ad una concezione sonnambulistica del sociale. L’interesse di Sampson al non­cognitivo – e al capitalismo non­cognitivo –suscita risonanze dai recenti dibattiti sulle affezioni, ma con un’attenzione speciale agli sviluppi nel campo dell’​interaction design e della ricerca. ( via Obsolete Capitalism blog )

sabato 19 settembre 2015

Macchina algoritmica di Google e accelerazione cibernetica - Parte XIX - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


Macchina algoritmica di Google e accelerazione cibernetica

Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) 

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


"La velocizzazione che aveva contraddistinto il divenire della tecnica sino alla rivoluzione delle comunicazioni e dei trasporti è superata dall'accelerazione cibernetica che, a ben guardare, supera e rende obsoleto il concetto stesso di movimento. È più opportuno, a questo punto, postulare l'idea di uno spazio virtuale contraddistinto per sua natura dal tempo dell'accelerazione, un tempo che non necessita di movimento ma che appunto si esprime in presa diretta."
(Tiziana Villani - Il tempo della simulazione, pg. 10)


Nella critica serrata alla governance algoritmica da parte di Pasquinelli, si scorge in filigrana l'altro grande pericolo a cui va incontro il genere umano, una strada inquietante che porta diritto alla singolarità tecnologica, al limite di uno sviluppo alieno incontrollabile di macchine con potenza di calcolo infinita che accelerano con altri sistemi strutturati di macchine, i cui utenti finali potrebbero anche essere non umani, come previsto, in forma embrionale, dall'Internet delle cose. A fine millennio (1999) è comparsa la prima vera e propria corporation post-umana, Google, il nuovo stadio del capitalismo metalinguistico e metamatico che vorremmo pensare, seguendo le analisi di Guattari, come collasso della semiotica antropologica del XX secolo. Grazie ai giacimenti sapienziali sui quali basa la propria potenza calcolante inumana, Google supera con eleganza matematica e vigore cristallino ogni precedente assiomatica ottocentesca del conflitto in quanto Brin et alii valorizzano a costo zero sia la propria forza lavoro, cioè i produttori di contenuti dell'infosfera, sia la materia prima del proprio prodotto, ovvero il Sapere del genere umano, attivando ciò che Bernard Stiegler chiama, rifacendosi a Simondon, 'il nuovo stadio del processo di transindividuazione capitalistica' (Reincantare il mondo, Stiegler, 2012). Pensare Google, questo è il nuovo compito; Pasquinelli lo ha già iniziato a fare con il saggio sul plusvalore di Rete (Capitalismo macchinico e plusvalore di rete, 2011) ma è necessario continuare ad indagare Google ora, a causa del pensiero alieno che opera sul 'processo di transindividuazione, vale a dire la maniera di prodursi collettivamente come soggetti'. Pensare Google, secondo Stiegler, significa 'come fare di Google uno spazio critico e non solo un oggetto della critica'. Significa anche oltrepassare le assiomatiche marxiste, nonostante la loro ricchezza, e il pensiero conflittuale dell'età industriale, per porre le basi di un pensiero che si faccia carico dell'algoritmo che connette infinite macchine soffici e milioni di nuvole nella sua complessità. Quest'alba di un nuovo pensiero è il compito, il punto chiave del libro Gli algoritmi del capitale, soprattutto nel saggio più denso dell'antologia, Capitalismo macchinico e plusvalore di rete (Pasquinelli, 2011). Ma a nostro avviso, il moto accelerazionista, a causa di singoli punti critici, rende la propria traiettoria epiciclica in rapporto al marxismo, considerando il marxismo stesso come traiettoria deferente, vale a dire che a fronte di un guadagno apparente attuale, si consumerà in futuro un moto retrogrado dell'accelerazionismo, se non viene corretto il sistema di riferimento principale come baricentro di pensiero.

venerdì 18 settembre 2015

:: Dromology Archive 9 :: HyperSearch & Destroy: Estrazione e distruzione di valore di Rete - Parte XVIII - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) - tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


:: Dromology Archive 9 ::

HyperSearch & Destroy: Estrazione e distruzione di valore di Rete

Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli)


tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


Un gigante si aggira per il Mondo: secondo tra i titoli tecnologici per capitalizzazione di borsa - quotazione al Nasdaq con valore di 462,5 miliardi di dollari Usa, dietro ad Apple 660 mld di dollari Usa, dati agosto 2015; secondo ‘marchio’ al mondo per valore - 173,6 mld dollari Usa, sempre dietro ad Apple, dati maggio 2015; titolo azionario più trattato al mondo  con 2 mld di dollari Usa in un mese, dati dic. 2014. Grandi risultati per un’azienda che ha debuttato in borsa nel 2004 con un’azione del costo di 100 dollari. Inventato il celebre algoritmo Pagerank nel 1997, fondata l’azienda Google nel 1998, dopo solo alcuni mesi i fondatori Page e Brin la misero in vendita per 1 milione di dollari, per aver più tempo per gli studi universitari e potersi così laureare in matematica a Stanford. Nessuno volle comprarla. Nei primi mesi del 1999, al principale acquirente, George Bell, CEO di Excite, una delle big di Internet in quel periodo, fu offerta Google a sconto, per soli 750.000 dollari. Perché comprare un’azienda basata su un nuovo modello di motore di ricerca, in un mondo che aveva già Altavista, Excite e Yahoo, si chiese George Bell?