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sabato 6 aprile 2019

OUT NOW ! :: Lapo Berti :: Genealogia del debito :: Genealogy of debt :: Rizonomia/Rhizonomics :: RZN005 :: April 2019 :: E.book :: Free download


Lapo Berti :: Genealogy of debt :: free download :: CLICK HERE :: Click monoskop.org



Roma, 24 aprile 2017
Caro P*, come promesso ti mando questo work in progress sulla letteratura del debito. Come vedrai, ci sono diverse parti che devono essere completate. Conto molto sul tuo giudizio e sui tuoi suggerimenti. A presto.
Lapo Berti

La mail del 24 aprile 2017, qui riportata, mostra quali fossero gli ultimi temi di indagine, cari a Lapo, prima della sua improvvisa e dolorosa scomparsa avvenuta il 2 dicembre 2017.
Il tema del debito, la letteratura militante ‘critica’ sul debito e la sua natura, il rapporto tra Foucault e le tesi ordoliberiste e neoliberiste, erano al centro del suo interesse e della sua elaborazione intellettuale negli anni 2016-2017.
La proposta del filosofo e studioso di Foucault, Mauro Bertani, di un articolo di taglio ‘economico e filosofico’ per la rivista Aut Aut, gli aveva offerto l’opportunità di approfondire tali tematiche nel corso dei mesi centrali del 2017.
Il testo qui presentato, insieme all’articolo pubblicato da Aut Aut (n.376/dicembre 2017), Ripartire da Foucault. Economia e governamentalità, sono dunque gli ultimi lavori pensati e scritti in vita da Lapo Berti.
Offriamo ai lettori e agli studiosi di economia questi pensieri ancora nella loro forma non definitiva, e senza mediazione alcuna, cioè senza alcun lavoro editoriale specifico da parte nostra. Riteniamo che questo sia il modo migliore per commemorare, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, colui che riteniamo un Maestro esemplare di vita e pensiero.

venerdì 27 ottobre 2017

Raoul Kirchmayr (curatore) :: Pasolini, Foucault e il "politico" (Marsilio, 2016)

Raoul Kirchmayr (a cura di) ::
Pasolini, Foucault e il "politico"
Marsilio 2017

Pasolini analizzò criticamente il Potere e i suoi dispositivi di controllo, esercitato attraverso un sistema di strategie volte a incidere nei comportamenti e nella fisicità del corpo per una più capillare omologazione. Il libro esplora possibili fili di collegamento tra il poeta-cineasta e Foucault: se il dialogo tra loro avvenne a distanza, essi condividono una tensione antiaccademica a sconfinare dai propri ambiti disciplinari, a destabilizzare la pretesa autonomia dei rispettivi statuti di competenza, a costringere a ripensare le categorie tradizionali dell’arte e della filosofia e a contaminare la teoria con la pratica, l’arte con il vissuto corporeo. Ne emerge in Pasolini il volto di un radicale maître à penser della politica, di cui il libro coglie tanto gli originali contributi speculativi quanto i riflessi letterari.

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domenica 1 ottobre 2017

Michel Foucault :: Soggettività e verità. Corso al Collège de France (1980-1981) - Feltrinelli


Il continente della sessualità è al centro di questo corso di Michel Foucault. Dopo aver studiato l'età moderna in libri e lezioni memorabili, Foucault fa un passo indietro di alcuni secoli e si rivolge al mondo antico. 

Lo fa per cogliere alla radice il delinearsi di un intero campo di pratiche e riflessioni che nell'antichità classica investono il corpo, i suoi piaceri, le turbolenze che l'esperienza dell'erotismo impone al soggetto. Foucault studia un ampio spettro di testi e documenti classici: medici, pedagogici, morali, religiosi. Tra il IV secolo a.C. e il II secolo d.C. questo insieme di riflessioni definisce un universo di atti sessuali, gli aphrodisia di cui parlano i greci, i veneria di cui parlano i latini, che si annunciano con precise caratteristiche: la violenza del desiderio, l'intensità del piacere che vi si accompagna, la passività del soggetto a fronte di queste forze intime quanto estranee, la difficoltà e insieme la necessità di governare questo insieme di esperienze soverchianti. Ciò che Foucault mostra, risalendo alla radice di queste riflessioni sulla sessualità, è che nell'evento sconcertante degli aphrodisia il mondo antico ha pensato che il soggetto sia chiamato a riconoscere una verità che lo riguarda intimamente, una verità che egli dovrà interrogare e approfondire, una verità preziosa quanto sfuggente, enigmatica quanto pericolosa. Primo lontano annuncio, per Foucault, di quanto verrà ereditato dalla riflessione successiva e dalle forme di vita occidentali, in una sostanziale continuità fatta di lenti slittamenti, trovando ad esempio nella prima morale del cristianesimo e nell'istituzione della confessione, o nell'invenzione moderna della psicoanalisi e del colloquio psicoanalitico, due lontane e sorprendenti riconfigurazioni.


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domenica 5 marzo 2017

Francesco Bellusci :: Fino a che punto possiamo interpretare? Da Foucault a Eco @ Doppio Zero, 05.03.2017


Fino a che punto possiamo interpretare?

Da Foucault a Eco 

Cinquant’anni fa uscivano in Francia gli atti del Colloquio di Royaumont, svoltosi tre anni prima, che avrebbero segnato i destini della filosofia “continentale” all’insegna della Nietzsche-Renaissance: una rinascita dell’interesse per la figura e l’opera di Nietzsche, definitivamente riscattato dalle strumentalizzazioni naziste, preparata anche dalla pubblicazione nel 1961 del poderoso corso di Heidegger e, soprattutto, dall’edizione critica nel 1964 delle opere di Nietzsche, curata da Giorgio Colli e Mazzino Montinari. Tra gli interventi di quel convegno, quello di Michel Foucault, che, ricordiamolo, poco prima di morire sulle pagine di Les Nouvelles littéraires dichiarerà di essere sempre stato “semplicemente un nietzschiano”, presenta una singolarità. Nietzsche, nel saggio, è in compagnia degli altri “maestri del sospetto”, Marx e Freud, che, a differenza di Ricoeur, non sono visti da Foucault tanto come coloro che dubitano della coscienza trasparente a se stessa, di cartesiana memoria, e l’allargano demistificandone i pregiudizi o i condizionamenti che su di essa operano l’ideologia borghese, le pulsioni libidiche o i valori della tradizione morale e metafisica. Gli autori della Nascita della tragedia e della Genealogia della morale, del Capitale e dell’Interpretazione dei sogni non mettono in campo un soggetto che accede a una verità più profonda di se stesso, ma un nuovo sistema di interpretazione, una nuova possibile ermeneutica, che coglie il senso profondo nell’esteriorità, che decifra, cioè, i segni disposti sulla “superficie” dei rapporti di produzione, dei sintomi e dei lapsus, delle pulsioni vitali alla base di sentimenti morali, idee, valori, che trascendono il soggetto e lo costituiscono. Ma, nello stesso tempo, Marx, Freud e Nietzsche, che fa da capofila in questo, ci consegnano questo compito dell’interpretazione come infinito, senza la possibilità di un compimento che attinga un’origine o un fondamento ultimo. Infatti, scrive Foucault, “se l’interpretazione non può mai giungere a compimento, è semplicemente perché non c’è niente da interpretare. Non c’è niente di assolutamente primario da interpretare, perché in fondo, tutto è già interpretazione, ogni segno è in se stesso non la cosa che si offre all’interpretazione, ma interpretazione di altri segni”. 

giovedì 5 gennaio 2017

Francesco Bellusci :: Di quale corpo ci parla Foucault? @Doppio Zero, 04.01.1917


Di quale corpo ci parla Foucault?

Francesco Bellusci

“Posso andarmene in capo al mondo, nascondermi sotto le coperte la mattina, farmi il più piccolo possibile, posso pure liquefarmi al sole su una spiaggia, lui sarà sempre là dove sono io”. Chi è questo compagno assiduo che anticipa e mette sotto scacco ogni mio tentativo di separarmene? Chi o cos’è questa presenza con cui sono condannato a condividere sempre il mio spazio, le mie destinazioni, i miei soggiorni, persino i miei nascondigli? Chi o cosa non m’impedisce di cambiare posto, di andare altrove, eppure mi rende impossibile prenderne congedo? La risposta che Michel Foucault dà in una delle due conferenze radiofoniche sugli “spazi altri”, trasmesse nel dicembre 1966 (Le corps utopique – Les hétérotopiesÉditions Lignes, trad. it. Utopie. Eterotopie, Cronopio 2004 ) e poi riprese in un intervento presso il Cercle d’études architecturales nel marzo 1967, è semplice, facilmente intuibile, ma è anche l’ingresso nella prima di tante piccole e sorprendenti stanze di un testo tra i più belli, nonché tra i più trascurati, di un autore che pure annovera, come pochi, una bibliografia smisurata su quasi ogni pagina della sua variegatissima produzione. La risposta è: il “mio” corpo.  Di quale corpo ci sta parlando Foucault?

Non è il corpo segregato del folle o il corpo medicalizzato del malato, di cui ha parlato nei libri precedenti. Non è nemmeno il corpo investito dai dispositivi del potere disciplinare o del biopotere, di cui parlerà in seguito: il corpo sorvegliato, punito, addestrato, curato, sessuato. Non sono, cioè, i segni del potere sul corpo, né il rapporto tra il potere e il corpo, ma il rapporto tra l’io e il corpo, il “suo” corpo, che Foucault prende in esame. E lo fa, appunto, parlando in prima persona, con una mossa che spiazza sicuramente quanti, dopo la pubblicazione de Le parole e le cose avvenuta lo stesso anno, lo considerano già uno dei quattro moschettieri dello strutturalismo, insieme con Lévi-Strauss, Lacan e Althusser. Mossa singolare che, forse, è all’origine del cono d’ombra sotto cui il testo cadrà, per effetto della sua, almeno di primo acchito, inspiegabile e improvvisa biforcazione rispetto ad un percorso che, fino a quel momento, ha posto l’accento sul soggetto come l’effetto e l’“oggettivazione” di strutture (epistemiche, discorsive, istituzionali) e non come la sorgente originaria delle sue esperienze e del senso. In verità, come sempre accade in Foucault, si tratta di oscillazioni che sono il sintomo di direzioni più profonde della sua ricerca, più squisitamente filosofiche, solo episodicamente esplicitate da Foucault e, sovente, più nelle interviste che nei suoi saggi. (...)

lunedì 10 ottobre 2016

Claire O'Farrell: Foucault: Historian or Philosopher? - Palgrave Macmillan - E.book (2016) @ Foucault News



Claire O'Farrell: Foucault: Historian or Philosopher? (2016) 

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Editor (Claire O' Farrell): I am delighted to announce that my long out of print 1989 book (originally published with Macmillan) is soon to be republished as an ebook.

Description
The controversial French thinker, Michel Foucault, was famous not only for the variety of his interests but also for his frequent changes of position. Clare O’Farrell, in a lively and lucid account argues that for all this diversity his work was held together by a coherent theme, namely the idea that philosophy should be practised as an historical inquiry into the limits of ordered experience. At the same time, Foucault’s work is situated in its intellectual and social context in France and striking differences between its French- and English-language reception are discussed and explained.
Short previews of two chapters are available on the Springer site
1. A New Generation of Thinkers
2. The Same, the Other and the Limit
3. Discontinuity and Order
4. In Search of the Limit
5. The Limits Forgotten
6. The Return of the Limits