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giovedì 4 febbraio 2016

Tarde, un teorico dei media - Intervista a Tony D. Sampson, a cura di Jussi Parikka - Traduzione di Alessandro Cattini - Revisione/editing di Obsolete Capitalism


Tarde, un teorico dei media


Intervista a Tony D. Sampson, a cura di Jussi Parikka 


Traduzione di Alessandro Cattini

Revisione/editing di Obsolete Capitalism

Free download, Click Here

Questa intervista si concentra su una monografia recentemente pubblicata da Tony D. Sampson, ​Virality: la Teoria del Contagio nell’Era dei Network​, descritta da Brian Rotman come “capace di offrire una nuova teoria del virale quale evento sociologico.” In questa conversazione, Parikka e Sampson discutono di Gabriel Tarde e della teoria dell’assemblaggio, e del perché Tarde dovrebbe essere interpretato come un teorico dei media interessato ad una concezione sonnambulistica del sociale. L’interesse di Sampson al non­cognitivo – e al capitalismo non­cognitivo –suscita risonanze dai recenti dibattiti sulle affezioni, ma con un’attenzione speciale agli sviluppi nel campo dell’​interaction design e della ricerca. ( via Obsolete Capitalism blog )

domenica 19 ottobre 2014

Nascita del populismo digitale. Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo @Obsolete Capitalism


 Nascita del populismo digitale è leggibile e scaricabile in formato PDF.
Il non-partito M5S guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha ottenuto alle elezioni nazionali del 24—25 Febbraio 2013 un clamoroso successo elettorale: il panorama della politica italiana ne è uscito profondamente sconvolto. Questo libro cerca di indagare le novità che caratterizzano la nascita di un nuovo fenomeno politico: il populismo digitale. Siamo all’inizio di un cambio epocale della politica governamentale e della democrazia rappresentativa come l’abbiamo conosciuta fino da oggi? Lontano dall’essere un’anomalia italiana, il populismo è un fenomeno saldamente occidentale, sia nella sua versione analogica, sia nella sua versione digitale, con una english version, l’UKIP, estremamente seducente e, per questo motivo, non meno pericolosa di altre formazioni anti-establishment di destra. Abbiamo formulato a intellettuali italiani e anglosassoni - di varia estrazione politica e differenti competenze disciplinari - sei domande riguardanti alcuni punti fondanti della nascita del populismo digitale e delle relazioni esistenti tra masse, potere e post-democrazia agli albori del XXI secolo. Ciò che leggerete in questo libro è il risultato delle nove interviste rilasciate tra maggio 2013 e febbraio 2014 da Luciana Parisi, Tiziana Terranova, Lapo Berti, Simon Choat, Paolo Godani, Saul Newman, Jussi Parikka, Tony D. Sampson e Alberto Toscano.

A cura di Obsolete Capitalism.

sabato 5 ottobre 2013

Masse, Potere e Postdemocrazia nel XXI secolo. Interviste a Jussi Parikka, Saul Newman, Tony D. Sampson e Simon Choat @ Obsolete Capitalism blog


Segnaliamo l'uscita di quattro interviste sul sito Obsolete Capitalism sul tema "Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo". Gli intervistati sono quattro esponenti di punta del pensiero critico europeo: Jussi Parikka, Saul Newman, Tony D. Sampson e Simon Choat. 
Il nucleo centrale dell’intervista ruota intorno a concetti “eterni” della filosofia politica quali Masse, Potere e Democrazia. Il termine Democrazia qui utilizzato va inteso nella sua dinamica attuale che lascia presagire un suo superamento - l'aurora di uno spazio politico in un qualche modo post-democratico. I tre termini - masse, potere e post-democrazia - sono poi contestualizzati all'interno dell’attuale sfera informazionale dominata dai new media e in particolare dai social media.  
Infine, il casus belli di questa intervista è stato il successo elettorale delle forze populiste nelle elezioni svoltesi in Italia nel febbraio 2013. In particolare, ci è sembrato extra-ordinario il successo della formazione Movimento 5 Stelle, una nuova forza elettorale che si potrebbe definire “digital-populista”; tale successo è destinato a proporre nuovi problemi - e a riproporne di ancestrali e mai esauriti.


Potete leggere le interviste (in inglese) a questi indirizzi:

Jussi Parikka
Saul Newman
Tony D. Sampson
Simon Choat

Jussi Parikka, finlandese, è Reader in Media & Design at University of Southampton (UK) ed è un noto teorico dei New Media a livello internazionale. E' Adjunct Professor di Digital Culture Theory all'University of Turku in Finlandia. Tra le sue recenti pubblicazioni, da segnalare:  What is Media Archaeology? (Polity: Cambridge, 2012);  Insect Media: An Archaeology of Animals and Technology (University of Minnesota Press: Minneapolis, 2010) Posthumanities-series; Digital Contagions. A Media Archaeology of Computer Viruses (Peter Lang: New York, 2007); e, con Erkki Huhtamo, Media Archæology: Approaches, Applications, and Implications (University of California Press, Los Angeles, 2011). Ha un blog personale, Machinology: http://jussiparikka.net.

Saul Newman, australiano, vive e lavora a Londra. E' Professor di Political Theory al Goldsmiths College, University of London (UK). E' un teorico della politica specializzato nel pensiero definito "post-anarchico". Newman stesso ha coniato il termine"post-anarchism" come termine generale che sta ad indicare quelle filosofie che filtrano il pensiero anarchico del XIX secolo attraverso le lenti del post-strutturalismo continentale del XX secolo. A questo proposito, il testo base del pensiero post-anarchico è il suo libro del 2001 intitolato From Bakunin to Lacan. Tra i libri pubblicati, citiamo: From Bakunin to Lacan. Anti-Authoritarianism and the Dislocation of Power (Lanham MD: Lexington Books 2001); Power and Politics in Poststructuralist Thought: New Theories of the Political. (London: Routledge 2005); Unstable Universalities: Postmodernity and Radical Politics. (Manchester: Manchester University Press 2007); Politics Most Unusual: Violence, Sovereignty and Democracy in the 'War on Terror'. - Co-autore con Michael Levine and Damian Cox- (New York: Palgrave Macmillan 2009); The Politics of Post Anarchism. (Edinburgh: University of Edinburgh Press: 2010 ); editor di Max Stirner (Houndmills, Basingstoke, Hampshire, UK; New York: Palgrave Macmillan 2011). Ultimo libro pubblicato, nel 2013, per la Edinburgh University Press: Agamben and the Politics of Human Rights (di cui è co-autore con John Lechte)

Tony D. Sampson, inglese, è Reader di Digital Culture and Communication della School of Arts and Digital Industries alla University of East London (UEL, UK).  Ama lavorare ad eventi artistici sperimentali che coinvolgono musica, video e filosofia. La sua ricerca analizza il "lato oscuro" che si sta realizzando tra sociologia, marketing, cultura digitale e neuroscienze, in particolare la deriva infettiva e virale che si dipana nelle microrelazioni di massa soggette ai New Media. E' co-editore (con Jussi Parikka) del libro Spam Book: On Viruses, Porn, and Other Anomalies From the Dark Side of Digital Culture (Cresskill, NJ: Hampton Press, 2009). Il suo ultimo libro che incrocia la microsociologia di Gabriel Tarde con la filosofia dell'evento di Gilles Deleuze s'intitola Virality: Contagion Theory in the Age of Networks (University of Minnesota Press, Minneapolis) ed è stato pubblicato nel giugno del 2012. Ha un blog personale,Virality: http://viralcontagion.wordpress.com

Simon Choat, inglese, è Senior Lecturer in Politics and International Relations alla Kingston University, London (Uk) ed è l'autore del libro Marx Through Post-Structuralism: Lyotard, Derrida, Foucault, Deleuze (Continuum, Uk, 2010). L'area di ricerca che sta sviluppando include i Grundrisse di Marx, le filosofie neo-materialiste, le politiche demografiche e il fenomeno della disoccupazione, il marxismo di Alfred Sohn-Rethel. E' membro del Political Studies Association Marxism Specialist Group (PSA-MSG). E' in fase di stampa l'ultimo saggio 'From Marxism to poststructuralism' compreso nella raccolta di saggi curata da Dillet, Mackenzie e Porter (eds.) The Edinburgh companion to poststructuralism. (Edinburgh University Press, Uk, 2013). Attualmente sta scrivendo la Reader's Guide to Marx's Grundrisse per Bloomsbury Publishing di Londra.

lunedì 1 luglio 2013

Giuseppe Gatti - Recensione al libro di Jussi Parikka What is Media Archaeology? @ Alfabeta.it (30 giugno 2013)


Giuseppe Gatti
@ www.alfabeta.it + Read more
Come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima? È lo slogan dello steampunk, una pratica culturale che introduce anacronistiche tecnologie a vapore nell’immaginario vittoriano. Da questa suggestione Jussi Parikka inaugura la sua ricognizione nel mondo dell’Archeologia dei Media, un campo teorico-metodologico per lo studio critico dei media, e non solo.
È possibile «pensare media archeologicamente»? Per farlo bisogna armarsi di una forte base teoretica, un philum che secondo Parikka va dai grandi teorici della modernità all’Archeologia del sapere di Foucault sino alla New Film History e alla teoria dei media tedesca, in particolare Zielinksi, Ernst e Kittler.
A quest’ultimo Parikka assegna un ruolo rilevante per aver inserito e ridefinito le teorie lacaniane del soggetto nel campo dei media studies. Promuovendo l’identità fra apparato psichico e tecnologico, l’hardware theory di Kittler è una genealogia dei media e dei suoi effetti sull’uomo in termini di pensiero, memoria e percezioni.
Ma la Stele di Rosetta dell’archeologo dei media non è fatta di basalto, bensì di algoritmi e protocolli storicamente situati. Modernità, cinema e narrazioni ucroniche sono i suoi campi d’indagine. Dagli studi visuali di Friedberg e Crary, alla nuova spettatorialità di Mulvey ed Elsaesser, sino alle teorie contro «l’egemonia del nuovo» di Zielinski e Huhtamo, per Parikka le narrazioni alternative del passato pre-informatico stanno contribuendo a ridefinire l’immaginario «psicotecnologico» attuale. L’Archeologia dei Media promuove quindi una visione del tempo non-lineare e stratificata.
Si occupa anche di «media immaginari», costringendo l’utente/studioso a ridefinire creativamente il rapporto tra fantasmatico e reale, nuovo e obsoleto. In questo senso, la teoria si converte in pratica artistica, politica o, per dirla con Guattari, «ecosofica». Per Parikka, questa «temporalità pieghettata» è legata a nuove forme di relazioni sociali, gestione del corpo e della percezione; una forma di resistenza al paradigma del presente dilatato nell’epoca del capitalismo cognitivo.
È poi particolarmente efficace la parte sulle teorie di Erst, Cubitt e Chun in relazione all’archivio. Punto di snodo fra storia dei media e pratiche di circuit bending (riuso e mashup di media obsoleti), l’archivio si trasforma in macchina del tempo: a cosa servirà un database ben conservato, se non riusciremo ad avviarlo per incompatibilità algoritmica?
Una risposta provvisoria, secondo Parikka, è l’esempio del Fondo Media-Archeologico dell’Università di Humboldt a Berlino: un laboratorio di «giochi media-epistemologici» dove l’interazione fra old/new media e visitatori è parte integrante del lavoro archivistico. Radicalizzando il pensiero foucaultiano, l’archeologo dei media non interviene negli spazi istituzionali, bensì nei protocolli materiali e temporalmente stratificati dei media, luoghi privilegiati per la circolazione del potere.
What is Media Archaeology? è un ottimo testo di partenza per avvicinarsi a questo campo di ricerca. Sebbene Parikka valorizzi l’approccio post-umano e materialista della german media theory opponendolo ad una tendenza all’essenzialismo dello schermo e del soggetto, egli non cade nel trabocchetto di contrapporre una scuola a un’altra. La Media Archaeology apre quindi le porte ai nuovi studi culturali, all’arte e alle scienze, per addentrarsi nel «lato oscuro della cultura digitale»: realtà nebulosa quanto affascinante.

Jussi Parikka
What is Media Archaeology?

Polity Press (2012), 200 pp.