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mercoledì 26 novembre 2014
sabato 4 febbraio 2012
Gigi Roggero e Sandro Mezzadra: Da Marx all’operaismo: storia, concetti, problemi @ Uninomade, Bologna, 24 gennaio 2012
Gigi Roggero
Sandro Mezzadra
UniNomade Commonware Percorso di autoformazione Bologna, gennaio-maggio 2012
#1 – Introduzione al corso Sandro Mezzadra e Gigi Roggero (martedì 24 gennaio 2012, h. 16)
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Topology I: Spaces of Transformation Borders by Étienne Balibar and Sandro Mezzadra @ Tate Modern, London (Saturday 5 November 2011)
For the first in this series of keynote conversations on topology, philosopher Étienne Balibar is joined by theorist Sandro Mezzadra (University of Bologna) and psychoanalyst Bernard Burgoyne in a discussion of the wider significance of borders.
Political space includes a functioning of borders: national and trans-national frontiers are structures that are both political and topological. There exist very different kinds of border, according to the different kinds of texture of space. These textures determine pathways that are available to people in their everyday lives. But the pathways may be impasses, although a way through them can sometimes be constructed.
The current proliferation of borders provides an angle on really existing global processes. A geographical disruption, a continuous process of rescaling of political, economical, legal and cultural spaces lies at the heart of globalization. A unilateral focus on exclusion, which has long characterized critical interventions of scholars, artists and activists on the topic of borders, is not able to grasp the "productive" power of borders as crucial devices of articulation of global processes. A topological approach to the analysis of contemporary borders can help in this sense to understand the mobility and elusiveness of spatial formations that are marked as much by differentiation as by connection. Stressing the relevance of border struggles for the constitution and contestation of new assemblages of power and capital leads to consider the border not only as a topic of research but also as an epistemic angle on some of the most pressing political questions of the present. Sandro Mezzadra, The proliferation and heterogenization of borders in the contemporary world
Étienne Balibar is a philosopher. He is Professor Emeritus of moral and political philosophy at Université de Paris X – Nanterre and Distinguished Professor of Humanities at the University of California, Irvine. He has published widely in the area of Marxist philosophy and moral and political philosophy in general. His many works include Lire le Capital (with Louis Althusser, Pierre Macherey, Jacques Rancière, Roger Establet, and F. Maspero) (1965), Spinoza et la politique (1985), Nous, citoyens d’Europe: Les Frontières, l’État, le peuple (2001), Politics and the Other Scene (2002), L’Europe, l’Amérique, la Guerre: Réflexions sur la médiation européenne(2003), Europe, Constitution, Frontière (2005). He is the co-editor of the forthcoming book The Borders of Justice with Sandro Mezzadra and Ranabir Samaddar.
Sandro Mezzadra is Professor of History of Political Thought at the University of Bologna. He is editor of DeriveApprodi and is on the editorial boards of Studi Culturali, Scienza & Politica andFilosofia Politica. He is the co-editor of the forthcoming book The Borders of Justice with Étienne Balibar and Ranabir Samaddar. He has written widely on the areas of migration, capitalism, colonialism and post-colonialism, Italian workerist and autonomist Marxism. He has held a Post-doctoral Fellowship at the University of Turin (1994–6), the Alexander von Humboldt Stiftung Research Scholarship at the Humboldt Universität zu Berlin (1997–8) and the Max Planck Gesellschaft für Rechtsgeschichte, Frankfurt (1999).
Bernard Burgoyne has a background in psychoanalysis, philosophy of science and mathematics. He is a practising psychoanalyst – and Emeritus Professor of Psychoanalysis – who founded the Centre for Psychoanalysis at Middlesex University. He was at one time Research Assistant to Professor Sir Karl Popper, and works on questions of the scientific foundations of psychoanalysis in a way that does not exclude questions of classical political philosophy – as witnessed by the participation of Étienne Balibar in the Jury of Burgoyne’s Doctoral Thesis in Paris. Burgoyne will be publishing a book on these themes in the new year, and is simultaneously working on a second book, on the relation of scientific method to the work of Lacan and Bion. The topological formalisation of subjectivity is at the centre of his work, and he has given over 300 public lectures on this theme at Harvard, the Royal College of Art, the Architectural Association, Tate Britain, the Southbank Centre, the Rijksdakademie for Fine Art, Amsterdam, the Royal Irish Academy, and many other clinical and academic institutions across the world.
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domenica 15 gennaio 2012
Sulla crisi @ UniNomade. Dialogo/Intervista a Christian Marazzi e Andrea Fumagalli
10 / 01 / 2012 uninomade
Cinque domande sulla crisi a cura di SANDRO MEZZADRA e TONI NEGRI
L’approfondimento della crisi, con le sue devastanti conseguenze sociali, continua a spiazzare consolidati paradigmi interpretativi. Ne risultano non soltanto la bancarotta della scienza economica mainstream, ma anche inedite sfide per quanti hanno continuato in questi anni a praticare in forme originali la critica dell’economia politica. In questione, sempre più chiaramente, ci sembra essere proprio il rapporto tra le categorie economiche e le categorie politiche. Per aprire la discussione all’interno del sito di UniNomade abbiamo rivolto cinque domande ad Andrea Fumagalli, Christian Marazzi e Carlo Vercellone. Presentiamo di seguito le risposte di Andrea e di Christian, in forma di dialogo. Carlo ha svolto alcune riflessioni sull’insieme dei temi da noi proposti: le si possono leggere in conclusione...
Pensate che davvero i mercati non abbiano una leadership latente, qualcuno che suggerisca le operazioni da fare? Questo fuori da ogni teoria del complotto, ma semplicemente dentro l’analisi di ogni meccanismo di decisione, che prevede momenti di unificazione cosciente e non semplicemente condensazioni di spontaneità.
Christian Marazzi: la “leadership latente” c’è, eccome. Come ben sintetizzato da Andrea Fumagalli e da Carlo Vercellone, la leadership dei mercati si invera nella concentrazione fenomenale del capitale industrial-finanziario venutasi a creare nel corso degli ultimi anni sulla falsariga dello stop-and-go della finanziarizzazione. Banche di investimento, imprese multinazionali, hedge funds, fondi istituzionali e fondi pensione ne rappresentano il cuore: sono loro che “fanno il mercato”, che orientano le fasi speculative “normalizzando” quelle che Keynes chiamava le “convenzioni”, come la convenzione latino-americana, quella internettiana, quella dei subprime e, poi, dei debiti sovrani. L’attacco all’euro è stato deciso nel febbraio del 2010 a New York da un gruppo di fondi speculativi, tanto per fare un esempio recente. Luciano Gallino, nel suo Finanzcapitalismo, ha addirittura quantificato “gli uomini che contano” nel mondo, se non erro in 10 milioni. Dal punto di vista della piramide del potere, sono le lobby che contano, perché esse, oltre che ai livelli alti del G 20, del FMI, della UE e della BCE, agiscono dall’interno degli Stati-nazione, articolando su scala locale quelle che sono le linee guida del capitalismo finanziario. La cosa che a me sembra più importante, comunque, è la seguente: la “leadership latente” c’è, ma non sempre. Il potere finanziario, certamente, crea il “mood del mercato”, definisce per così dire l’andamento normale delle fase di accumulazione, quella fase centrale della curva di Gauss durante la quale gli investitori si muovono mimeticamente, in gregge, secondo il principio (appunto) delle convenzioni storicamente determinate. Ma nelle fasi di panico, nella coda della curva gaussiana, quando appaiono i cigni neri di Thaleb, la leadership entra decisamente in crisi, viene stravolta dall’imprevisto e dall’imprevedibile. I cigni neri non sono necessariamente le crisi finanziarie, quelle implicite e cicliche della teoria dell’instabilità finanziaria di Minski. Sono, piuttosto, quegli eventi sociali e politici che sfuggono a qualsiasi modellizzazione politico-finanziaria. Quando si instaura il panico, anche la leadership è spiazzata. Un aspetto sul quale, almeno per me, non c’è ancora sufficiente chiarezza teorica è l’origine delle convenzioni. Ad esempio, io non credo alla spontaneità nella formazione delle convenzioni dei teorici della “finanza autoreferenziale”, in particolare di André Orléan, che è tra coloro che meglio ci hanno spiegato il funzionamento dei mercati finanziari. Credo che le convenzioni siano determinate scientemente, tenendo conto di tutta una serie di fattori strategici (oltre, ovviamente, alle opportunità di profitto), fra i quali gli squilibri macro-economici e geo-politici, le configurazioni monetarie (le differenze, ad esempio, tra una Fed e la BCE non sono bazzecole, così come il fatto che ci siano paesi in surplus e paesi in deficit), etc.(Segue sul sito UniNomade......)
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