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martedì 22 settembre 2015

:: Dromology Archive 11 :: Il silenzio alle sette di sera di Leibniz + Final Cut: Calculemus! (Pt. XXII+XXIII) - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


:: Dromology Archive 11 ::
Il silenzio alle sette di sera di Leibniz
"Per ritornare all'espressione dei pensieri per mezzo di caratteri, sento
che le controversie non finirebbero mai e che non si potrebbe mai imporre
il silenzio alle sette, se non ci riportassimo dai ragionamenti complicati ai
calcoli semplici, dai vocaboli di significato vago ed incerto ai caratteri
determinati ... Una volta fatto ciò, quando sorgeranno controversie, non ci
sarà maggior bisogno di discussione tra due filosofi di quanto ce ne sia tra
due calcolatori. Sarà sufficiente, infatti, che essi prendano la penna in
mano, si siedano a tavolino, e si dicano reciprocamente (chiamato, se loro
piace, un amico): calculemus. (Leibniz, Scritti di logica, [1689] 1962) pag. 237)


Final Cut: Calculemus!

Vorremmo terminare questa recensione con una felice immagine tratta dagli Scritti di Logica di Leibniz. Nella vexata quaestio, l'ultima parola, in modo paradossale, spetta al numero e all'azione di maggiore aderenza alla realtà, il calcolo. Attualizzando la scena ai giorni nostri, a questo tavolo virtuale, in una sequenza temporale 'scardinata', anacronica, vorremmo convocati e seduti un numero maggiore di amici della Sapienza. Oltre allo stesso Leibniz, convocheremmo Marx, nonché Deleuze e Bogdanov, e di certo Mach e al Khwarizmi. A ognuno di loro sarebbe assegnato un pocket calculator in grado di «lavorare» a tempo esponenziale. E, come arbiter imparziali, tutti gli autori dell'antologia 'Gli algoritmi del capitale'. E che Pasquinelli, maestro di cerimonie, al cospetto di tale camerata e per dirimere le insorgenti controversie, con gesto lucido e sguardo febbricitante, affermasse perentorio, in piedi: Et nunc calculemos!

Fine
Obsolete Capitalism
Agosto 2015

Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) 


 Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


domenica 20 settembre 2015

:: Dromology Archive 10 :: Il futuro del comunismo è Marx oppure Mach? - Parte XX - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


:: Dromology Archive 10 ::
Il futuro del comunismo è Marx oppure Mach?


Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) 


Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


La domanda paradossale e retorica è la seguente: e se il futuro del comunismo, inteso come nucleo etico-riformatore della nostra società, fosse il pensiero di Mach e non più il materialismo dialettico engelo-marxista propugnato abrasivamente dal suo dogmatico divulgatore, cioè Lenin? E, dunque, se il futuro della critica al plusvalore algoritmico risiedesse nel passato, o almeno nella riconsiderazione critica delle fondamenta speculative del socialismo? Queste domande sono meno aliene di quanto sembrino in prima battuta, se consideriamo che Lenin diede alle stampe nel 1909 il libro Materialismo e Empiriocriticismo. Si tratta di un pamphlet che, nella peggiore tradizione comunista, fu usato come strumento per colpire un bersaglio politico, anzichè essere un libro teoretico polemico verso una filosofia materialista antagonista. L'obiettivo principale di Lenin - il testo era fomentato e suggerito da Plechanov, marxista ortodosso nonché allievo di Engels - era denigrare e distruggere intellettualmente Alexander Bogdanov, filosofo e scienziato, nonché leader principale dei bolscevichi russi dopo la rivoluzione fallita del 1905, sostenitore di un materialismo fortemente debitore del pensiero dello scienziato e fisico austriaco Ernst Mach, il teorico e studioso, tra le altre cose, della velocità di propagazione di un suono nell’aria e nei fluidi. Lenin bollò le teorie ‘empiriocriticiste’ di essere reazionarie, e per la nota proprietà transitiva dell’insulto, il marxista-machista Bogdanov, si ritrovò ad essere etichettato come la quintessenza incarnata del reazionario. E pensare che l’ala bogdanovista del partito era quella più a sinistra... In un recente libro di McKenzie-Wark, Molecular Red (Verso, 2015) - un’opera che non stentiamo a definire ‘superba’ - l’intellettuale newyorchese ricostruisce minuziosamente proprio il rapporto Lenin - Bogdanov alla luce della loro controversia politica-economica-filosofica del 1908-1909. I metodi leninisti, tristemente famosi in tutti i loro aspetti teorici, organizzativi e storici, hanno poi contribuito massivamente alla tragedia del ‘socialismo reale’ e a minare per sempre l’occasione storica di un potere rivoluzionario sovietico, meno militarizzato e totalitario. Del leninismo non rimangono che rovine; ora non rimane che salvare Mach e Bogdanov, oltre a ciò che resta di Marx. E ‘Molecular Red’ è necessario   perché ripropone e contestualizza sul palconoscenico mondiale delle idee, e dunque della politica, proprio la figura e la statura intellettuale di Bogdanov, di Platonov e del Proletkult.

sabato 19 settembre 2015

Macchina algoritmica di Google e accelerazione cibernetica - Parte XIX - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


Macchina algoritmica di Google e accelerazione cibernetica

Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli) 

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


"La velocizzazione che aveva contraddistinto il divenire della tecnica sino alla rivoluzione delle comunicazioni e dei trasporti è superata dall'accelerazione cibernetica che, a ben guardare, supera e rende obsoleto il concetto stesso di movimento. È più opportuno, a questo punto, postulare l'idea di uno spazio virtuale contraddistinto per sua natura dal tempo dell'accelerazione, un tempo che non necessita di movimento ma che appunto si esprime in presa diretta."
(Tiziana Villani - Il tempo della simulazione, pg. 10)


Nella critica serrata alla governance algoritmica da parte di Pasquinelli, si scorge in filigrana l'altro grande pericolo a cui va incontro il genere umano, una strada inquietante che porta diritto alla singolarità tecnologica, al limite di uno sviluppo alieno incontrollabile di macchine con potenza di calcolo infinita che accelerano con altri sistemi strutturati di macchine, i cui utenti finali potrebbero anche essere non umani, come previsto, in forma embrionale, dall'Internet delle cose. A fine millennio (1999) è comparsa la prima vera e propria corporation post-umana, Google, il nuovo stadio del capitalismo metalinguistico e metamatico che vorremmo pensare, seguendo le analisi di Guattari, come collasso della semiotica antropologica del XX secolo. Grazie ai giacimenti sapienziali sui quali basa la propria potenza calcolante inumana, Google supera con eleganza matematica e vigore cristallino ogni precedente assiomatica ottocentesca del conflitto in quanto Brin et alii valorizzano a costo zero sia la propria forza lavoro, cioè i produttori di contenuti dell'infosfera, sia la materia prima del proprio prodotto, ovvero il Sapere del genere umano, attivando ciò che Bernard Stiegler chiama, rifacendosi a Simondon, 'il nuovo stadio del processo di transindividuazione capitalistica' (Reincantare il mondo, Stiegler, 2012). Pensare Google, questo è il nuovo compito; Pasquinelli lo ha già iniziato a fare con il saggio sul plusvalore di Rete (Capitalismo macchinico e plusvalore di rete, 2011) ma è necessario continuare ad indagare Google ora, a causa del pensiero alieno che opera sul 'processo di transindividuazione, vale a dire la maniera di prodursi collettivamente come soggetti'. Pensare Google, secondo Stiegler, significa 'come fare di Google uno spazio critico e non solo un oggetto della critica'. Significa anche oltrepassare le assiomatiche marxiste, nonostante la loro ricchezza, e il pensiero conflittuale dell'età industriale, per porre le basi di un pensiero che si faccia carico dell'algoritmo che connette infinite macchine soffici e milioni di nuvole nella sua complessità. Quest'alba di un nuovo pensiero è il compito, il punto chiave del libro Gli algoritmi del capitale, soprattutto nel saggio più denso dell'antologia, Capitalismo macchinico e plusvalore di rete (Pasquinelli, 2011). Ma a nostro avviso, il moto accelerazionista, a causa di singoli punti critici, rende la propria traiettoria epiciclica in rapporto al marxismo, considerando il marxismo stesso come traiettoria deferente, vale a dire che a fronte di un guadagno apparente attuale, si consumerà in futuro un moto retrogrado dell'accelerazionismo, se non viene corretto il sistema di riferimento principale come baricentro di pensiero.

mercoledì 16 settembre 2015

:: Dromology Archive 8 :: Robo-Trading Era, Algoritmi ad alta frequenza e il balenìo dello Schianto - Parte XVI - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli)


:: Dromology Archive 8 ::
Robo-Trading Era, Algoritmi ad alta frequenza e il balenìo dello Schianto

di Obsolete Capitalism

Più di 5.000 operazioni al secondo. Per valori operativi totali, di un singolo operatore, superiori a 500 milioni di dollari; e tutto ciò per posizioni che in ogni caso vengono chiuse in giornata. A tanto arrivano gli HFT, i trader ad alta frequenza – definiti anche come algorithmic trader – che si sono sviluppati come una nuova forma ‘tossica’ o ‘endemica’ nel mondo della finanza mondiale, a partire dal biennio 2009-2010. Tale forma di trading schizofrenico ha assunto dimensioni preoccupanti: alcuni mercati maturi e altamente competitivi, come le piazze americane, londinesi e tedesche, vedono gli HFT produrre circa 1/3 delle operazioni giornaliere. A fronte di una tale mole di operazioni, mostruose per numero di ordini e valore totale di importi, le autorità che supervisionano i mercati sono corse ai ripari, cercando di limitare, sempre in ottica neo-liberale e pro-finanza, l’utilizzo di tali strumenti attraverso protocolli e linee guida imposti ai vari operatori di mercati. Ad oggi, dato che l’informatica regna sovrana sui mercati finanziari, ancora non è possibile distinguere tra trading algoritmico a bassa velocità e trading ad alta frequenza, dato che gli ultimi potrebbero simulare i primi, per sfuggire alle funzionalità tecniche predisposte dalle autorità di vigilanza.

Ma come opera la ‘bestia silenziosa e fulminea’? Le aziende HFT lavorano in mercati a fortissima accelerazione, attraverso strumenti estremamente sofisticati, algoritmi creati ad hoc che girano su software e hardware evoluti. Qui il vantaggio competitivo è dato in primis dalla velocità, sia d’esecuzione – spesso in frazioni di secondo – sia d’evoluzione, cioè i prodotti utilizzati per l’algo/HFT trading devono essere costantemente aggiornati per essere dinamici e flessibili. Questo tipo di operatività ha necessità, in prima battuta, di mercati liquidi, cioè mercati che possono ‘sopportare’ per quantità e qualità tale produttività; poi, in seconda battuta, nell’endogena latenza d’arbitraggi, ovvero l'algorithmic trader ‘lavora’ sullo spread che si forma ogni qualvolta su un singolo titolo, nel confronto tra bid/ask – domanda e offerta. In ogni caso, gli squilibri sistemici di tale dromotecnica è palese e già si è verificata nel ‘Flash Crash’ del 6 maggio 2010 quando il NYSE perse il 10% del proprio valore in soli 36 minuti, generato da ordini di vendita massivi su un future Procter & Gamble, quotato nel mercato dei future a Chicago. Il titolo P&G sul NYSE crollò del 37% in un battibaleno, per contagio automatico del panico, da Chicago a New York. Qui gli HFT giocarono un ruolo fondamentale per allargare il crollo istantaneo su tutto il listino azionario del NYSE. Uno scenario tipico dell’accidente viriliano: a nuova tecnica, corrisponde un incidente amplificato dalle caratteristiche intrinseche della tecnica stessa. Gli schianti fulminei intraday dei mercati finanziari - i Flash Crash - stanno al trading ad alta frequenza, tanto quanto i crolli giornalieri o ciclici stanno al trading informatico a bassa velocità. Solamente 5 anni dopo il terribile e repentino schianto, il 21 aprile 2015, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato con 22 capi d’accusa un anglo-punjabi, il signor Navinder Singh Sarao, un algorithmic trader di base nella multietnica Londra Ovest che, dalla casa dei genitori, immise il 6 maggio 2010 la pioggia mostruosa di ordini sul mercato dei future di Chicago. Migliaia di ordini di vendita, per un totale di oltre 200 milioni di dollari su un singolo future P&G. Gli ordini di vendita subirono oltre 19.000 modifiche o sostituzioni nell’arco di pochi e frenetici minuti, prima di venir cancellati del tutto da Singh stesso. Ma il collasso per contagio tra titoli e tra mercati diversi ma iperconnessi, amplificati dagli altri HFT, causarono danni per miliardi di dollari e dimostrarono la fragilità sistemica della finanza mondiale. Non si tratta più della ‘mano invisibile’ del mercato, come scrisse Adam Smith oltre 200 anni orsono, ma della ben più prosaica voracità schizo di mercati altamente localizzati e specializzati che lavorano su squilibri sistemici mitigati da circuit breakers automatizzati. Accelerazione e Collasso in una mortale catena di anelli stridenti che si compenetrano…

Picblog: Euthanasia Coaster by Julijonas Urbonas: Challenging the physical and psychological limits of the human body, this speculative design is intended to slowly ascend 1,700 feet into the air before launching passengers down seven loops at a mind-boggling speed of 330 feet per second. The roller coaster aims to give its riders a diverse range of experiences from euphoria to thrill, tunnel vision to a loss of consciousness and, eventually, to the end result: death.

lunedì 14 settembre 2015

Assiomatiche marxiste e il tonfo empirico della «caduta tendenziale del saggio di profitto» - Parte XV - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli)


Assiomatiche marxiste e il tonfo empirico della «caduta tendenziale del saggio di profitto» - Parte XV

di Obsolete Capitalism

Il grappolo di domande deleuziane-guattariane a cui vogliono rispondere gli accelerazionisti sono domande dal futuro, provengono dal futuro - non ultima quella specifica domanda, affatto controversa, su quale processo accelerare tra quelli formulati come possibili dalla coppia di filosofi parigina. Alle quali domande si potrebbe rispondere con altrettante domande, questa volta derridiane, 'Dove andremo domani? Dove va, per esempio, il marxismo? Dove andiamo noi con lui?'(Spettri di Marx, 1994). Perché se escludiamo la 'politica della memoria, dell'eredità e delle generazioni', il futuro della politica accelerazionista, anche nella sua versione influenzata dal post-operaismo, potrebbe rimanere incerto se rimanesse ancorato ad assiomatiche marxiste che mostrano il limite intrinseco del contesto nel quale sono state concepite e limitano in particolare il loro doppio avvenire. Dato che una tale ricostruzione, in particolare sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, eccede i compiti prefissati del nostro scritto, ci soffermeremo solo brevemente su quel punto cruciale della tesi n.6 in cui Pasquinelli - giustamente - vede l'equazione marxiana della caduta tendenziale del saggio di profitto come l'individuazione, all'interno del pensiero marxiano, dell'ingranaggio principale del capitalismo industriale. Bisogna intendersi fin da subito, in modo che, ciò che è storia, venga consegnata alla Storia, e ciò che è futuro vivente sia trasportato come un tesoro prezioso nel futuro. L'inefficacia o la problematizzazione del dogma della caduta tendenziale del saggio del profitto, comprendendo in questa inefficacia anche la formula marxiana intesa come motore primo delle ripetute crisi e dei collassi temporali del capitalismo, era già nota ai tempi dell'Anti-Edipo (1972). A noi pare una forzatura troppo 'meccanica' il fatto che la lettura e il riferimento all'accelerazione del processo del crollo capitalista, in Deleuze e Guattari, sia causata dalla resurrezione in toto della celebre formula sulla caduta tendenziale del saggio di profitto. Tale formula, o almeno la sua base epistemica, è osteggiata perfino da economisti contemporanei come Thomas Piketty e da intellettuali marxisti come David Harvey e Michael Heinrich, solo per citarne alcuni tra i tanti. Analisi economiche marxiste che partono dagli stessi dati economici, ma aggregati in modi differenti, arrivano a conclusioni diametralmente opposte: che l'equazione marxiana sia corretta e dunque, utilizzabile, o al suo contrario, sia parzialmente vera e, dunque, inapplicabile e disfunzionale dal punto di vista dell'economia capitalista. L'economia classica accademica, d'altra parte, aveva già superato la formula marxiana nel decennio che si apriva nel 1870, da William Stanley Jevons e la sua 'Teoria dell'economia politica' in poi.

Leggi o scarica l'intera recensione QUI

Picblog: Euthanasia Coaster by Julijonas Urbonas: Challenging the physical and psychological limits of the human body, this speculative design is intended to slowly ascend 1,700 feet into the air before launching passengers down seven loops at a mind-boggling speed of 330 feet per second. The roller coaster aims to give its riders a diverse range of experiences from euphoria to thrill, tunnel vision to a loss of consciousness and, eventually, to the end result: death.

domenica 13 settembre 2015

:: Dromology Archive 7 :: La nascita del Robo Sapiens: automazione e crisi del taylorismo - Parte XIV - Recensione del libro "Gli algoritmi del capitale" (curato da Matteo Pasquinelli)

:: Dromology Archive 7 ::
La nascita del Robo Sapiens: automazione e crisi del taylorismo


Nel 1961 la General Motors impiantò il primo robot industriale, Unimate, nella catena di montaggio del proprio impianto a Ewing Township, New Jersey, Usa. Brevettato nel 1954 da George Devol e Joe Engelberger, la macchina fu perfezionata da quell'anno fino al suo ingresso in fabbrica, agli albori dei Sixties. Iniziò in questo modo la terza rivoluzione industriale che di lì a pochi decenni avrebbe ridefinito tutto il sistema di produzione del settore manifatturiero. Il primo ‘robo sapiens’ installato sulla linea d’assemblaggio risulterebbe oggi, ai nostri occhi, particolarmente goffo, nella sua dimensione estetica: fornito di un solo braccio meccanico che poteva spostare fino a due tonnellate di metallo rovente per poi saldarlo sulla carrozzeria dell’automobile, poggiava su una scatola di metallo, governata a sua volta da un computer anch'esso inserito in una scatola quadrata da cui silenziosamente guidava il braccio meccanizzato. Altrettanto silenziosamente i robot industriali hanno sostituito i lavoratori umani. Anche nel nostro immaginario collettivo, gli schiavi alienati in tuta blu, così empaticamente descritti da Fritz Lang in Metropolis (1927), sono ora sostituiti dalle tenui fogge cyber-metallizzate dei robots saffici di Chris Cunningham (1999). Dal lavoratore umano accanto alla macchina, preso nel concatenamento brutale ottocentesco del processo industriale uomo-macchina, si passa a macchine adiacenti ad altre macchine nel secondo Novecento, in processi algoritmici di automazione tra robot.


Nel 1982 il Giappone produceva già 24.000 robot industriali all’anno. La Cina, nel 2014, ne ha prodotti 40.000: possono sembrare pochi, ma sono il doppio di quanto ne ha prodotti nel 2011 e quasi il triplo di quanti ne ha prodotti nel 2010. Nel 2014, in tutto il mondo, sono stati venduti oltre 228.000 robot. Quest’anno i Robo Sapiens impiegati nelle linee di produzione dell’industria mondiale sono oltre 1,5 milioni: si tratta di prodotti generati da una sintesi raffinata di meccanica, elettronica, matematica e software. Si è già innescata, però, una seconda rivoluzione nella robotica: il futuro dell’automazione saranno i ‘service robots’ utilizzabili non più nell’industria ma nei servizi e nella domotronica residenziale. Sarà la prossima sfida del futuro. Algoritmi fruscianti, soluzioni automatizzate e lavoratori meccanici: che ne direbbe il Marx del ‘frammento delle macchine’? Come si può sfidare la ‘vasta potenza inumana’ ingegnerizzata dal capitale?

(Nota dell'editore: il testo completo si compone di 22 paragrafi che verranno pubblicati giorno per giorno, a partire dal 31 agosto 2015. Il titolo del breve saggio/recensione è Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach)



Picblog: Euthanasia Coaster by Julijonas Urbonas: Challenging the physical and psychological limits of the human body, this speculative design is intended to slowly ascend 1,700 feet into the air before launching passengers down seven loops at a mind-boggling speed of 330 feet per second. The roller coaster aims to give its riders a diverse range of experiences from euphoria to thrill, tunnel vision to a loss of consciousness and, eventually, to the end result: death.