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mercoledì 18 febbraio 2015

Mauro Bertani, Daniel Defert, Alessandro Fontana, Thomas C. Holt Textes réunis par Jean-Claude Zancarini: Lectures de Michel Foucault. Volume 1: À propos de « Il faut défendre la société » - ENS Éditions (30 janvier 2014) - Format Kindle


  • Lectures de Michel Foucault. Volume 1: À propos de 

    « Il faut défendre la société »


    Mauro Bertani, Daniel Defert, Alessandro Fontana, Thomas C. Holt
    Textes réunis par Jean-Claude Zancarini

  • Format : Format Kindle
  • Taille du fichier : 1714 KB
  • Nombre de pages de l'édition imprimée : 115 pages
  • Editeur : ENS Éditions (30 janvier 2014)
  • Langue : Français

Les contributions réunies dans ce volume constituent une des premières tentatives pour prendre en compte la nouveauté qu’entraîne la mise à la disposition du public des cours de Foucault au Collège de France. Dans « Il faut défendre la société», Foucault envisage les questions du pouvoir, de la guerre comme analyseur des rapports de pouvoir et fait la généalogie du discours historico-politique de la guerre des races, depuis ses prémisses au XVIe siècle jusqu’à sa transformation en racisme d’état au XXe siècle. L’objectif visé par ces Lectures de Michel Foucault n’est pas de soumettre l’analyse de ce dernier à la grille d’un commentaire érudit, mais de problématiser le lien entre le discours historique de la guerre des races, aux XVIIe et XVIIIe siècles, et le racisme biologique de la fin du XIXe siècle, à travers l’hypothèse générale du développement du bio-pouvoir en Occident. Il s’agit ici avant tout, au-delà de toute volonté d’exégèse célébrative, d’ouvrir des voies nouvelles de réflexion qui prolongent parfois, mais aussi déplacent ou contestent, les pistes tracées par Foucault. On lira dans ce livre des contributions sur la généalogie des concepts foucaldiens - notamment celui de bio-pouvoir - leur mode d’articulation et la perspective militante dans laquelle ils s’inscrivent (M. Bertani et A. Fontana) ; une interrogation sur la nature du tournant que représente ce cours dans la pensée de Foucault (D. Defert) ; une réflexion sur l’articulation du problème politique du pouvoir et de la question historique de la race qui met en évidence la nécessité, pour que cette « généalogie du racisme» puisse aboutir, de faire intervenir l’histoire de la traite des noirs et du système esclavagiste (T. C. Holt) ; enfin, parce que ces réflexions furent, à l’origine, menées dans une journée d’étude passionnée, on y trouvera les interventions d’autres chercheurs sur ces hypothèses, ces analyses et ces questions.

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giovedì 4 luglio 2013

RICORDARE FOUCAULT 1990 (Pier Aldo Rovatti @ Repubblica, 11 luglio 1990)

Pic: Alessandro Fontana
PIER ALDO ROVATTI @ 





  • La Repubblica 11 Luglio 1990







  • POCHISSIMI anni sono trascorsi dalla morte di Michel Foucault (prematura e quando ancora era nel pieno della sua attività di ricerca), e già la tendenza è di dimenticarlo, come se Foucault fosse tra quelli cui si accompagna un' attenzione passeggera o contestuale e che poi rivelano scarsa tenuta speculativa. A mostrarci l' esatto contrario matura adesso un' iniziativa editoriale promossa da una piccola casa ma che ha a mio parere una rilevanza culturale assoluta: mi riferisco alla pubblicazione (da noi prima ancora che in Francia) dei corsi che Foucault tenne al Collège de France di Parigi a partire dal 1970, e in particolare a quello ora in libreria (Difendere la società - Dalla guerra delle razze al razzismo di stato, Ponte alle Grazie, pagg. 187, lire 25.000), che risale al 1975-1976. Per il linguaggio e per gli argomenti (di questo che è sul tema della guerra, come degli altri corsi che seguiranno tutti in traduzione sulla base dei nastri magnetofonici), Foucault ha qui la estrema chiarezza, e direi la voglia di farsi capire fino in fondo, propria di chi sta pensando, elaborando e sistemando a voce alta, in una dimensione tra il pubblico e il privato, in un laboratorio dunque rassicurante: e proprio perché il laboratorio è suo si sente di mettersi in gioco completamente, provocando e rischiando. Ed è allora difficile per chi ascolta oggi e per la prima volta questa provocazione (pure già apparentemente nota attraverso opere che sono state molto lette come Sorvegliare e punire e La volontà di sapere), sottrarsi alla sensazione netta che il potere di cui Foucault sta parlando (la Microfisica del potere, ricordate?) appartenga a un discorso che non è ancora entrato, che deve ancora essere compreso e utilizzato. Il potere non emana, circola, insisteva a dire e mostrare Foucault: e gli individui moderni (cioè semplicemente: noi) che si credono soggetti di diritti e perciò anche detentori di potere, sono piuttosto assoggettati, o meglio sono gli elementi di raccordo della circolazione dei poteri. Da qui Foucault muoveva per ricostruire qualcosa del gioco complicato tra verità e potere, e poi, successivamente, per riflettere con un grande arco storico sul governo di se stessi e sugli effetti di questa soggettivazione. Non mi pare proprio che questa provocazione teorica (con il suo metodo genealogico e con tutta la macchina di guerra di cui Foucault la dotava) sia stata assunta, fatta funzionare, messa alla prova ed eventualmente superata, all' opposto la si è sbrigativamente accantonata per tornare a parlare (più liberamente?) di diritti umani, di sovranità, e in fondo come sempre di illuminismo. Baudrillard aveva pregato, in quegli stessi anni, di dimenticare Foucault buttando nel meccanismo della microfisica del potere il sasso del desiderio: tanto bastava, secondo lui, per incepparlo. Ma l'oblio effettivo di adesso ci appare assai meno teorico: infatti Foucault è stato squalificato alla stregua di uno di quei saperi minori su cui si affannava, proprio per riuscire a sottrarli dall'ombra della teoria-sovrana e farne vedere l' efficacia. Insomma: si considera Foucault come se fosse un pensatore minore, né storico né tanto meno filosofo, né carne né pesce. Dov' è la filosofia di Foucault? (Ci si ricorda, con imprecisione, che era uno strutturalista...). E se invece dovessimo ricordarci di Foucault? Il gruppo di lavoro che si è dato da fare sui corsi al Collège (Mauro Bertani, Gilbert Burlet, Alessandro Fontana, Valerio Marchetti) ci invita precisamente a farlo: non intendono limitarsi ad arricchire di documenti inediti un dossier già ricco per chi vuole usarlo, bensì proprio rilanciare la provocazione. Provocazione locale, vale a dire legata specificamente all' argomento di questo corso in cui si afferma che la politica è la guerra continuata con altri mezzi, e che i curatori sintetizzano così: Chi correrebbe il rischio, come fa Foucault in queste lezioni, di liquidare Machiavelli in qualche riga, di non rendere il dovuto omaggio, tutt'altro, al venerabile Hobbes, di non parlare di Montesquieu per attribuire invece tutta un' importanza nuova ai levellers inglesi e all'oscuro Boulanvilliers? Chi è disposto ad accettare l'idea che, dietro le riforme e i lumi, si celi una vasta impresa di normalizzazione dei saperi e degli individui, dei corpi e delle anime?. Ma poi, e soprattutto, la provocazione nei confronti di un modo generale e assodato di pensare: Foucault si chiede, prima di tutto cosa nascondono, cosa ci impediscono di vedere le grandi teorie della sovranità e del soggetto sovrano, quell' idea di uomo che si erge, potente e astratta, contro il potere repressivo. Per lavoro genealogico Foucault intende (certo con l'occhio a Nietzsche) uno scavo su questo accecamento; per ritrovare qui, come dice, il rumore della battaglia, le lotte e gli scontri, con la loro polvere e anche i loro miti. E indicarci che c' è una dimensione concreta del potere e che lì prende corpo il gioco dei saperi e delle verità, delle discipline, delle costrizioni e delle pretese. Per metterci sull' avviso dei pericoli che derivano dal credere che il pensiero viene dopo, a pace fatta, come una dimensione più alta e soprattutto fuori della mischia. Ma non è questo già un surrogato del pensiero? E perché non riflettere proprio sugli effetti inibitori delle teorie globali? Perché non vedere piuttosto la battaglia dei saperi contro gli effetti di potere del discorso scientifico? Ricordarsi del rumore della battaglia (o del sangue seccato nei codici, come dice in un punto icasticamente) non vuol dire solo parlare di guerre, di scontro tra razze (normanni e sassoni nel discorso dei levellers inglesi), tra classi e segmenti di classi (come nel caso del sovrano che usurpa i diritti dei nobili in Boulanvilliers; ma ci sono poi le pagine sull'antisemitismo degli uomini della Comune di Parigi), vuol dire anche, e io credo principalmente, riflettere sulla costellazione metaforica che compete al discorso sul potere e sui saperi, fatta di tattiche e di strategie: tattiche dei saperi e strategie della verità. Accorgendosi così degli intrecci fondamentali tra lotta e discorso. C'è ancora qualcosa di Marx in questo? Può darsi: ma è un Marx formidabilmente radicalizzato, passato al setaccio di Nietzsche. Ma poi, a ben vedere, alla genealogia di Foucault non interessano queste o altre ascendenze, che finirebbero per riportarci nel gioco filosofico: interessa invece produrre analisi, descrizioni (che non sono né teoriche né solo empiriche: ecco un buon motivo per non dimenticarle), o riattivare forme di sapere, per così dire, attraverso un' erudizione che guarda in basso. Per esempio, per correggere luoghi comuni attivati proprio dal materialismo storico e dal suo debito nei confronti di una teoria inglobante e autoritaria. Dice Foucault, all' inizio del corso, riassumendo il lavoro già compiuto negli anni precedenti: Non è stata la borghesia a pensare che la follia dovesse essere esclusa o la sessualità infantile repressa. Sono stati invece i meccanismi di esclusione della follia, di sorveglianza della sessualità infantile che, a partire da un certo momento e per ragioni che bisogna ancora studiare, hanno messo in evidenza un profitto economico, un' utilità politica, e improvvisamente e in modo del tutto naturale, si sono trovati colonizzati e sostenuti da meccanismi globali e dall' intero sistema dello stato. Se ci ricordassimo di Foucault dovremmo fermarci su quello in modo del tutto naturale, e lì sorprenderci e scavare a rischio di mettere a repentaglio i nostri modelli di pensiero (a cominciare, ovviamente, dal modello del Leviatano).

    giovedì 21 febbraio 2013

    Alessandro Fontana, philosophe et pivot des études foucaldiennes


    Alessandro Fontana en 2001

    Le Monde.fr | 


    Alessandro Fontana naît le 25 mars 1939 dans une famille de la bourgeoisie cultivée de la Vénétie. Orphelin de mère à l'âge de quatre ans, il est élevé d'abord par des tantes puis par son père, proviseur de lycée à Sacile, une petite ville de la campagne vénète. Après des études de lettres et philosophie à l'Université de Padoue où il soutient un mémoire de fin d'études sur la notion de mythe, il part pour la France comme assistant de langue italienne à Montpellier, puis rejoint rapidement Paris au milieu des années 1960, là où se situe pour lui l'espace intellectuel le plus stimulant.

    Il devient rapidement lecteur à la section d'italien de l'Ecole Normale supérieure de Saint-Cloud, puis maître de conférences et professeur à l'ENS de Fontenay-Saint-Cloud (suivant enfin l'Ecole à Lyon à partir de 2001). Des années 1960 jusqu'aux années 2000, il va dispenser ses cours à des générations de normaliens et d'auditeurs : cette tâche sera la sienne jusqu'à sa retraite en 2007, et il la poursuivra ensuite en tant que professeur invité à la Faculté de droit de l'Université de Trente.
    FIGURE SINGULIÈRE
    C'est dans ce cadre que se construisit peu à peu la figure singulière d'un philosophe adepte de Foucault et de Deleuze, passionné par la généalogie de la psychanalyse, mettant ce savoir spécifique au service d'une étude approfondie de l'histoire de la littérature et de la culture italienne, avec une prédilection pour certains des " classiques " dont il entreprend à chaque fois une relecture radicale et toujours " critique " (Laurent de Médicis, Machiavel, Guicciardini, Castiglione, Verri, Beccaria, Goldoni, Alfieri, Foscolo, Manzoni), dans des allers et retours constants entre les " grands " auteurs de sa culture d'origine et les débatsphilosophiques les plus actuels de sa culture d'adoption. A cet égard, le travail polymorphe qu'il conduisit sur l'histoire politique et littéraire de Venise, comme " civilisation des masques " et comme " cité retrouvée ", est sans doute l'espace textuel de croisement symbolique des deux âmes de ses recherches et de ses goûts.
    A Paris, il fréquente d'abord le séminaire de François Furet à la VIe section de l'Ecole pratique des hautes études (il est à ce titre l'un des co-auteurs de Livres et société dans la France du XVIIIe siècle, Paris, Mouton, 1965) et collabore avec les historiens liés à l'école des Annales, notamment avec Ruggero Romano qui, de la fin des années 1960 au début des années 1980, l'associe à plusieurs desentreprises collectives de la prestigieuse maison d'édition turinoise Einaudi, de laStoria d'Italia à l'Enciclopedia (les articles qu'Alessandro Fontana rédigea à cette occasion furent rassemblés en 1990 sous le titre Police de l'âme : voix pour une généalogie de la psychanalyse).
    UN TOURNANT DANS SA VIE
    Au début des années 1970, la rencontre avec Michel Foucault est un tournant dans sa vie. Il quitte le séminaire de Furet pour celui de Foucault et devient vite l'un des " passeurs " de la pensée foucaldienne en Italie : il participe à Moi, Pierre Rivière et traduit La Naissance de la clinique et L'ordre du discours pour Einaudi. Il sera aussi notamment à l'origine d'un recueil d'articles et d'interventions de Foucault paru chez Einaudi en 1977 sous le titre Microphysique du pouvoir, un petit ouvrage qui connut un succès de librairie impressionnant : vendu à plusieurs dizaines de milliers d'exemplaires, il devint un des livres de référence pour les acteurs des mouvements sociaux italiens de la fin des années 1970.
    Après la mort du philosophe, il fut à l'origine de la publication des cours de Michel Foucault au collège de France. C'est en effet lui qui convainc, au milieu des années 1990, les légataires et la famille du philosophe, qui avait stipulé qu'elle ne voulait pas voir de textes inédits publiés posthumes, de ne pas considérer ces cours comme des inédits. A partir de 1997, il codirige, avec François Ewald, la publication de l'ensemble des cours de Michel Foucault au Collège de France, en commençant par le cours de 1976 Il faut défendre la société, jusqu'au tout récentDu gouvernement des vivants, sorti à l'automne dernier (Seuil-Gallimard, collection EHESS).
    SON GRAND ŒUVRE
    Parallèlement à ce travail foucaldien, Alessandro Fontana a participé activement à la création, à l'ENS de Saint-Cloud-Fontenay, du Centre de recherches sur la pensée politique italienne (CERPPI) au début des années 1990 ; un centre de recherches au sein duquel il a mené à bien et coordonné des traductions commentées (notamment Les discours sur la première décade de Tite Live de Machiavel, paru chez Gallimard en 2004) et des publications collectives (Venise 1297-1797. La république des Castors, ENS Editions, 1997 ; Venise et la révolution française. 470 dépêches des ambassadeurs vénitiens au doge 1786-1795Bouquins Laffont, 1998 ; Histoire de la République de Venise, de Pierre Daru, Bouquins Laffont, 2004).
    La mort l'a frappé brutalement à Paris, dimanche 17 février 2013, alors que touche à sa fin le travail imposant de publication des cours de Foucault, son grand œuvre, un travail qu'il a suivi pas à pas, volume après volume, relisant chaque page et chaque note, en entretenant de longues discussions avec les responsables de chacun des volumes. L'enseignement d'Alessandro Fontana a été essentiel pour des générations de jeunes normaliens, et ses initiatives ont eu une importance majeure dans le domaine des études foucaldiennes. Mais, au-delà, il laissera à ceux qui l'ont croisé un jour ou l'autre, à la vieille Bibliothèque nationale de Paris ou sur la place du Dôme de Trente, le souvenir d'un fin lettré et d'un subtil commentateur, d'un homme de conversations socratiques, toujours prêt à donnercette chose qui ne s'apprend pas, et qui est pourtant peut-être parmi les seules qui vaillent : le désir de comprendre, l'envie de savoir, de connaître, de penser, l'envie de se construire " aussi.

    from: www.lemonde.fr

    lunedì 18 febbraio 2013

    ALESSANDRO FONTANA, 1939 - 2013


    ALESSANDRO FONTANA 

    1939 - 2013





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    Alessandro Fontana a été professeur  émérite d’études italiennes à l’École Normale Supérieure des Lettres et Sciences Humaines de Lyon et l’auteur de nombreux essais qu’il a en partie recueillis dans Il vizio occulto (1989) et La polizia dell’anima (1990). Il a collaboré avec François Furet (Livre et société au XVIIIe siècle, 1970) et Michel Foucault (Moi, Pierre Rivière, 1973). Il a participé à la Storia d’Italia Einaudi (La scena, 1972), à l’Enciclopedia Einaudi et à la Letteratura Italiana Einaudi (Piazza, corte, salotto e caffè, 1986). À l’occasion du bicentenaire de la chute de la République de Venise, il a dirigé l’ouvrage collectif Venise 1297-1797. La république des castors (ENS Éditions, 1997), ainsi que le recueil Venise et la Révolution Française (Éditions Laffont, 1997); il dirigéait avec François Ewald la publications des Cours au Collège de France (Gallimard - Le Seuil) de Michel Foucault, dont il a été ami et collaborateur.