lunedì 4 gennaio 2016

L’anti-Edipo come libro-dinamite di filosofia politica 1.4. - Parte IV - tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


L’anti-Edipo come libro-dinamite di filosofia politica



1.4. - Parte IV

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“L’anti-Edipo è stato, da cima a fondo, un libro di filosofia politica” (PP, 224). Così si esprime Deleuze in una delle più gratificanti interviste politiche di sempre, la conversazione con Antonio Negri in Futur antérieur (n.1, primavera 1990). L’anti-Edipo è un libro dinamite, come pochi nella storia della filosofia. Baciato nel suo apparire tra fine febbraio e i primi giorni di marzo del 1972 da un successo eclatante: la prima edizione di 15.000 copie bruciata in tre giorni, una seconda edizione ristampata in fretta e furia, immediato riconoscimento nazionale degli autori, successiva fama internazionale come filosofi di riferimento della controcultura occidentale. A Parigi il clima politico è rovente: il 26 febbraio 1972 ai cancelli della Renault il militante della «Gauche Prolétarienne» Pierre Overney è ucciso a freddo dalla «milizia padronale». Alle esequie pubbliche del 4 marzo 1972, una folla enorme di circa 200.000 persone, percorre Parigi urlando il proprio disprezzo per la violenza diffusa contro le forze rivoluzionarie. Si tratta di una prova di forza del movimento di protesta che è scaturito dal Maggio 1968. L’anti-Edipo fa la sua comparsa tracotante in questa atmosfera plumbea, elettrizzata, aggressiva. E’ di nuovo Deleuze ha spiegare le ragioni dell’impatto del libro:
“Se questo libro ha avuto un’importanza dopo il ‘68 è in effetti perché rompeva con i tentativi freudo-marxisti: non cercavamo di distribuire né di conciliare i livelli, viceversa di mettere su uno stesso piano una produzione che fosse al tempo stesso sociale e desiderante, secondo una logica dei flussi. Il delirio operava nel reale, non conoscevamo altro elemento che il reale, l’immaginario e il simbolico ci sembravano categorie false. L’anti-Edipo era l’univocità del reale, una sorta di spinozismo dell’inconscio“ (PP, 192). Scaturito da quel clima insurrezionale, L’anti-Edipo è separato oggi dalla sua dimensione d’impatto sul Reale degli anni Settanta, eppure si conserva per ciò che essenzialmente è: un libro-dinamite, esattamente come lo sono l’Etica di Spinoza o Così parlò Zarathustra di Nietzsche. Sono opere che spostano nel tempo la percezione dell’operabilità politica, cioè ne allargano i confini in una sorta di delirio del pensiero che produce effetti positivi per il singolo e per la collettività. Più profondamente l’Anti-Edipo è non solo il libro della «Smisurata Liberazione», della «Grande Salute», della «Linea di Fuga» del nomadismo, ma è nel nostro tempo, in modo più essenziale, IL libro dell’Avversario, IL libro del Tradimento, IL libro dell’antikeimenos: un libro all’altezza della sfida che lancia. L’anti-Edipo è un’opera che aggredisce con vigore il presente che si getta sul futuro, indicando con sfrontatezza che «la sola possibilità degli uomini è nel divenire rivoluzionario» (PP, 225). Indica una via anomica, per sfuggire alla vergogna e all’intollerabile, che si tramuta in una gnosi laica e rivoluzionaria. Come vedremo più avanti, questo «neo-gnosticismo sedizioso» unisce nella loro differenza i progetti filosofici di Deleuze, Guattari, Foucault e Klossowski con un impareggiabile filo rosso, pur in presenza di un ventaglio di posizioni filosofiche e politiche del tutto personali e non riconducibili ad un unico e monolitico nietzscheanesimo.

domenica 3 gennaio 2016

I quattro punti d’individuazione dell’Anti-Edipo - 1.3. - Parte III - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

I quattro punti d’individuazione dell’Anti-Edipo




1.3. - Parte III



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Come «leggere» L’anti-Edipo? Abbiamo individuato quattro caratteristiche salienti dell’opera. La prima caratteristica sulla quale abbiamo lavorato all’interno della nostra ricerca è stata l’ipertestualità, cioè abbiamo considerato il testo di Deleuze e Guattari come un ipertesto ante-litteram, e, in particolare, ne abbiamo valutato l’architettura intrinseca come un ipertesto impersonale. Tutti e due i volumi di Capitalismo e schizofrenia - L’anti-Edipo e Mille piani, in modi più lucidi e compiuti il secondo rispetto al primo - sono degli ipertesti che macchinano una complessità filosofica tutta da decifrare, in quanto i nodi che si presentano via via durante il testo, sono spesso enucleati come «semplici passaggi», dei veri e propri hyperlink, che riportano a ulteriori problemi, quesiti e narrazioni, a testi e teorie presenti in altri oggetti intellettuali che costituiscono in tal modo un vero e proprio network di senso. Deleuze stesso ha parlato dell’Anti-Edipo come di un «libro-flusso» (ID, 278). Deleuze e Guattari, infatti, non hanno mai “preteso di fare un libro del folle [ lo schizofrenico ] ma un libro in cui si rinunciava a sapere, o non c’era più bisogno di sapere, chi parlasse esattamente, un curante, un assistito, un malato presente, passato o futuro” (ID, 278). Ma era altrettanto importante che queste soggettività cliniche, veri e propri tag concettuali, parlassero intercambiabilmente in qualità di «malati o medici della civiltà» (ID, 278).


Altre tre caratteristiche sono determinanti per identificare, o per intersecare, questo libro-strano attrattore: la prima è politica, la seconda è nietzscheana - cioè valuta l’opera come un organon nietzscheano - la terza è stilistica, ovvero usufruisce di quello «stile del concetto» che altri hanno definito potenza attraverso lo stile.

sabato 2 gennaio 2016

Il piano di consistenza e le incognite insoddisfatte - Parte II - 1.2. - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» di Obsolete Capitalism

Il piano di consistenza e le incognite insoddisfatte


1.2. - Parte II


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Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire»

Le «incognite» pertinenti a La macchina capitalistica civilizzata a cui mancano le adeguate valorizzazioni si possono dividere in maggiori e minori. Si tratta, in ogni caso, di costruire un congruo «piano di consistenza», come afferma Félix Guattari, dove tutto si tiene, l’ordine molare e le macchine molecolari (AEP, 399). A seguito dell’esatto reperimento del testo in cui Nietzsche elabora la riflessione di «accelerare il processo anziché ritirarsi da esso», il frammento 9 [153] dell’autunno 1887 intitolato I forti dell’avvenire (O, volume VIII, tomo 2, pg. 78-79), possiamo analizzare ed elaborare sotto una nuova luce l’intero passo del paragrafo finale di La macchina capitalistica civilizzata. Prima di passare alla costellazione dei dilemmi, chiariamo il concetto di «problema» filosofico al quale ci riferiamo per determinare le risposte adeguate e che proponiamo direttamente dall’opera di Bergson (PM, 43): “Ma la verità è che si tratta, in filosofia e anche altrove, di trovare il problema e poi di porlo, più ancora di risolverlo. Un problema speculativo, infatti, è risolto nel momento in cui è ben posto. Con ciò intendo dire che la soluzione esiste, benché possa restare nascosta o, per così dire, coperta: non resta che scoprirla. Ma porre il problema non è semplicemente scoprire, è inventare. La scoperta si riferisce a ciò che già esiste, attualmente o virtualmente; è dunque certa di giungere, presto o tardi.” Vediamo ora quali sono i quesiti, grandi e piccoli, posti dai filosofi Matteo Pasquinelli e Christian Kerslake al testo di Deleuze e Guattari che sono rimasti sul tappeto:
Quesito Molare
1) Il senso del passaggio accelerazionista nel suo complesso è di difficile comprensione e i vari commentatori che si sono succeduti finora non hanno saputo dare risposte soddisfacenti (Kerslake).
Quesiti molecolari
  1. il problema delle note a margine nel testo di Deleuze e Guattari, in riferimento al frammento accelerazionista di Nietzsche presente in La macchina capitalistica civilizzata (AE, 272) e le buone ragioni per non citare il «sinistro» frammento (Pasquinelli).
  2. l’«eventuale» citazione errata di Nietzsche da parte di Deleuze e Guattari all’interno del passaggio accelerazionista sulla «via rivoluzionaria da intraprendere» e sull’«accelerare il processo» (Pasquinelli).
  3. il senso sibillino dell’ultima frase del paragrafo La macchina capitalistica civilizzata: “In verità su questo capitolo non abbiamo ancora visto nulla”. Quest’ultima frase destabilizza tutto il senso logico del «passo» dal quale non deriva nessuna inferenza logica apprezzabile e contribuisce fortemente a costruire il blocco enigmatico che tutto il passo pone (Kerslake).
  4. l’ambiguità nel vedere coniugati i flussi monetari del capitalismo, cioè l’accelerazione dei processi di decodificazione e deterritorializzazione macchinati dal capitale, con il futuro della rivoluzione. Quale rapporto, dunque, tra moneta e rivoluzione? (Pasquinelli e Kerslake).
  5. Qual’è il problema filosofico e politico urgente che si cela dietro il senso nascosto del passaggio accelerazionista al quale Deleuze e Guattari tentano di rispondere in base alla «teoria e la prassi dei flussi decodificati e deterritorializzati».


Tutte queste incognite molecolari si condensano in una costellazione omogenea di quesiti ai quali vogliamo rispondere con cura, data l’importanza dei problemi sollevati per la ricerca contemporanea, sia nell’ambito politico-sociale che nell’ambito speculativo-filosofico.

venerdì 1 gennaio 2016

Moneta, rivoluzione e accelerazione nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari - Capitolo I - 1.1. Cuore di tenebra o locus classicus dell’accelerazionismo? Tratto da : «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (OCFP, 2016)


Moneta, rivoluzione e accelerazione nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari



1.1. - Capitolo I - 



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Tratto da :
«Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski»


di Obsolete Capitalism


1.1. Cuore di tenebra o locus classicus dell’accelerazionismo?

Proseguiamo con questo saggio la nostra ricerca su una delle fonti primarie dell’accelerazionismo: l’intera parte finale del paragrafo La macchina capitalistica civilizzata (AE, 271-72). Le letture simultanee del saggio di Christian Kerslake Marxism and Money in Deleuze and Guattari’s Capitalism and Schizofrenia (Parrhesia, n. 22, 2015) e delle note di Matteo Pasquinelli Code Surplus Value and the Augmented Intellect (M.P. blog, 2014) ci hanno segnalato la persistenza di un nucleo di problemi riguardanti l’interpretazione di uno dei passi più significativi e cruciali dell’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari. Il primo scopo del saggio sarà dunque la ricerca del significato più profondo dell’intero passo e il chiarimento della sua oscillazione tra le due polarità di moneta e rivoluzione. Il secondo scopo di questo saggio è la segnalazione di una conventio ad excludendum nei confronti di Friedrich Nietzsche da parte dell’accelerazionismo contemporaneo. Nel testo antologico «fondativo» dell’accelerazionismo, #Accelerate curato da Robin Mackay e Armen Avanessian (Urbanomic, 2014), fin dalle prime pagine notiamo un vuoto assordante, un silenzio rumoroso, una sanzione felpata nei confronti di Nietzsche. Nella scelta dei testi anticipatori del contesto accelerazionista, molto accurata, troviamo Marx, Butler, Fedorov e Veblen (#A, 8-11), ma nemmeno un testo dal Nietzsche post-Zarathustra, né dai Frammenti Postumi, né dal «cannoneggiamento» gemello di Al di là del bene e del male e di Genealogia della morale. Nella cronologia (#A, 3) inserita come memento significativo della progressione del pensiero sul tema accelerazione e macchina, tra il 1858 del Marx del Frammento sulle macchine e il 1970 di Firestone difetta proprio il 1887 del frammento «accelerazionista» di Nietzsche, I forti dell'avvenire. Uno degli obiettivi del presente testo è la giusta collocazione di Nietzsche e del suo pensiero all’interno dell’accelerazionismo e del pensiero di Deleuze e Guattari, in particolare nell’Anti-Edipo. Il filosofo di Röcken non ha forse parlato, in modo essenziale, di macchina totale, di solidarietà di tutte le ruote, di accelerare il processo? Si tratta, forse, di una peculiare difesa da parte degli estensori di #Accelerate, per non scorgere la tetraggine strisciante e la mostruosità sinistra che ci si para innanzi alla società moloch paventata da Nietzsche? Matteo Pasquinelli segnala in modo del tutto corretto l’epilogo di La macchina capitalistica civilizzata - noto come il passaggio della «via rivoluzionaria» oppure dell’«accelerare il processo» -  come il locus classicus dell’accelerazionismo per lo spessore che gli interrogativi di Deleuze e Guattari pongono; ma le risposte a quelle domande non sono ancora state individuate, e dunque rimangono sospese. Esse riguardano la strategia delle lotte rivoluzionarie, la vettorialità del capitalismo nichilista e le possibili vie d’uscita rispetto a una situazione politica, economica e sociale che segna la ruvida e deludente figura del cul de sac.
Riportiamo ora il testo oggetto della presente indagine:
"Solo dunque a livello di una teoria generalizzata dei flussi si può rispondere alla domanda: come si giunge a desiderare la potenza, ma anche la propria impotenza? Come un tal campo sociale ha potuto essere investito dal desiderio? E come il desiderio supera l'interesse oggettivo, quando si tratta di flussi da far scorrere o da tagliare! Certo, i marxisti ricordano che la formazione della moneta come rapporto specifico nel capitalismo dipende dal modo di produzione che fa dell'economia una economia monetaria. Rimane il fatto che il movimento oggettivo apparente del capitale, che non è per nulla un misconoscimento o un'illusione della coscienza, mostra che l'essenza stessa produttiva del capitalismo non può funzionare se non in questa forma necessariamente commerciale o monetaria che la governa, e i cui flussi e i rapporti reciproci contengono il segreto dell'investimento di desiderio. L'integrazione del desiderio avviene infatti a livello dei flussi, e dei flussi monetari, non a livello dell'ideologia. Quale soluzione allora? Quale via rivoluzionaria? La psicanalisi è di scarso aiuto, nei suoi rapporti più intimi col danaro, essa che registra, guardandosi bene dal riconoscerlo, tutto un sistema di dipendenze economico-monetarie nel cuore del desiderio di ogni soggetto che tratta, e che costituisce per suo conto una gigantesca impresa di assorbimento di plusvalore. Ma quale via rivoluzionaria, ce n'é forse una? Ritirarsi dal mercato mondiale come consiglia Samir Amin ai paesi del Terzo Mondo, in un curioso rinnovamento della «soluzione economica» fascista? Oppure andare in senso contrario? Cioè andare ancora più lontano nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti, i flussi non sono ancora deterritorializzati, abbastanza decodificati, dal punto di vista di una teoria e di una pratica dei flussi ad alto tenore schizofrenico. Non ritirarsi dal processo, ma andare più lontano, «accelerare il processo», come diceva Nietzsche: in verità, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla." (AE, 271-72)

Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach (tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire», Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)




lunedì 30 novembre 2015

Daniel Zamora & Michael C. Behrent - Foucault and Neoliberalism @ Polity Press, November 2015



Foucault and Neoliberalism

Michel Foucault's death in 1984 coincided with the fading away of the hopes for social transformation that characterized the postwar period. In the decades following his death, neoliberalism has triumphed and attacks on social rights have become increasingly bold. If Foucault was not a direct witness of these years, his work on neoliberalism is nonetheless prescient: the question of liberalism occupies an important place in his last works. Since his death, Foucault's conceptual apparatus has acquired a central, even dominant position for a substantial segment of the world's intellectual left.

However, as the contributions to this volume demonstrate, Foucault's attitude towards neoliberalism was at least equivocal. Far from leading an intellectual struggle against free market orthodoxy, Foucault seems in many ways to endorse it. How is one to understand his radical critique of the welfare state, understood as an instrument of biopower? Or his support for the pandering anti-Marxism of the so-called new philosophers ? Is it possible that Foucault was seduced by neoliberalism?

This question is not merely of biographical interest: it forces us to confront more generally the mutations of the left since May 1968, the disillusionment of the years that followed and the profound transformations in the French intellectual field over the past thirty years. To understand the 1980s and the neoliberal triumph is to explore the most ambiguous corners of the intellectual left through one of its most important figures.

DANIEL ZAMORA is a PhD candidate at the Free University of Brussels and his work on Foucault has been widely published.
MICHAEL C. BEHRENT is Associate Professor at Appalachian State University.


Reviews


"In recent years, Michel Foucault has garnered a reputation as a fierce critic of the neoliberal order, especially through his analyses of micro-politics and governmentality. But the essays in this terrific collection raise important questions about Foucault s relation to neoliberalism. They show that Foucault himself was quite sympathetic to some of its core elements, and, more importantly, that his theory has in many ways diluted the intellectual resources that might enable more successful resistance to it. The book is a must-read for anyone interested in critical social theory and in contemporary political culture."
Vivek Chibber, New York University



Michel Foucault was a far-sighted theorist, but also a creature of his time. This superlative collection moves beyond early polemics in order to force reflection on the uses and limits of the great philosopher s now celebrated investigation of neoliberalism in part by providing a reminder of how it fit in the various contexts of French intellectual life in the 1970s that informed it. Michael Behrent and Daniel Zamora deserve credit for offering precautions, rather than burning Foucault, as the next stage of his reception unfolds.
Samuel Moyn, Harvard University

The antistatist turn of much of the global left has disturbing but largely unexamined affinities with neoliberalism. Michel Foucault, for all his greatness, is a key figure in this turn. This collection is a stimulating exploration of those affinities, and, to put it provocatively, but not inaccurately, Foucault's commonalities with the likes of Gary Becker and Friedrich Hayek. This excellent book will annoy many, but it has the potential, for those with sufficiently open minds, of being a productive annoyance.
Doug Henwood, The Nation


Foucault and Neoliberalism has already begun to launch a crucial historical and political debate. Its critique and historical contextualization of Foucault s late work open up new perspectives on the rise of neoliberalism in France and the general evolution of the intellectual left since the 1980s. From the retreat of class analysis to the triumph both of identity politics and of a conception of social justice limited to equality of opportunity, Foucault and Neoliberalism helps us first to understand and then to imagine an alternative to the political dead end of the contemporary left.
Walter Benn Michaels, University of Illinois at Chicago