domenica 23 dicembre 2012

Michele Spanò: L'ignota tragedia della soggettività @ Il Manifesto, Ita, 15 dicembre 2012


Pubblicati due volumi che raccolgono altrettanti seminari tenuti dal filosofo francese alla Sorbona e all'università cattolica di Lovanio negli anni Ottanta. Tasselli che vanno a comporre un percorso di ricerca attorno al rapporto tra verità e governo

Si racconta che Michel Foucault, interrogato da un giovane studente sui fatti del terrorismo italiano, abbia risposto: «L'importante, oggi, è soprattutto San Crisostomo». L'aneddoto è il miglior viatico alla lettura del corso «Del governo dei viventi» (tenuto presso il Collège de France tra il 1979 e il 1980. il volume è stato pubblicato con il titolo Du gouvernement des vivants, Seuil, pp. 400, euro 26) e del seminario "Mal faire dire vrai", tenuto nel 1981 presso l'Università di Lovanio e pubblicato dalla Presses Universitaires de Louvain (euro 30). 


I due testi, che una felice congiuntura editoriale ha voluto fossero pubblicati insieme, sono infatti un'occasione preziosa per tornare sulle questioni - centrali nell'ultima riflessione foucaultiana - del rapporto tra governo e verità, e, dunque, sulla relazione di assoluta transitività che lega, nell'immanenza di un'ellisse, assoggettamento e soggettivazione, etica e politica (e - come emerge da questi testi - perfino quella bestia nera foucaultiana che è il diritto). La «quinta» su cui si apre il corso è una sala del palazzo imperiale di Settimio Severo. L'attenzione di Foucault è catturata dal curioso rapporto tra uno spazio destinato all'esercizio del potere e all'amministrazione della giustizia e il suo soffitto, coperto dal cielo stellato, dipinto celando la configurazione astrale che diede i natali all'imperatore. La volta del cielo trapunta di stelle testimonierebbe di un più decisivo rapporto tra il logos cosmico e le sentenze pronunciate dall'imperatore: il governo di Settimio Severo segue una curva che va dagli astri al mondo, qualificandosi, dunque, come uno speciale modo di esercitare il potere cui si accompagna, o attraverso cui si esprime, la manifestazione dell'ordine vero del mondo. Questa bizzarra ouverture offre il destro a Foucault per introdurre un tema che ha più di qualche elemento di continuità con le sue riflessioni precedenti e che si rivelerà in ogni caso decisivo in quell'opera di infinito ritorno sul proprio gesto filosofico. Se, anche nei corsi dedicati alla governamentalità, la ricerca foucaultiana era stata centrata sull'analisi delle ragioni per cui non è possibile governare senza possedere un'accurata conoscenza dell'ordine delle cose e della condotta degli uomini, questa necessità di natura economica e amministrativa si rivela solo una prestazione possibile di quella più cruciale relazione che lega l'esercizio del potere alla manifestazione della verità. 



Un antidoto all'utilitarismo
La verità del cielo stellato di Settimio Severo eccede infatti le conoscenze utili al governo. Si tratta, perciò, di una verità esorbitante e supplementare, il cui modo di manifestarsi non risponde che in minima parte ai modelli epistemici classici. Esisterebbe infatti - aldilà di ogni conoscenza razionale - una manifestazione pura del vero: non una verità da stabilire o da fissare e neppure una verità che semplicemente si oppone al falso. La verità di cui si tratta qui è quella che sorge sullo sfondo dell'ignoto e dunque l'operazione che la concernerà non risponderà all'ordine dell'organizzazione di un sapere in funzione dell'esercizio del governo; essa investirà piuttosto un rituale di manifestazione della verità che ha bensì un rapporto con l'esercizio del potere, ma assai diverso tanto dalla semplice utilità che dal puro calcolo.
Quella che Foucault addita è dunque una fondamentale coappartenza tra esercizio del potere e manifestazione di verità. Non c'è egemonia senza aleturgia (ossia una manifestazione rituale di verità): laddove c'è del potere e laddove si vuole che ce ne sia, là deve esservi manifestazione di verità. L'ipotesi che guida il corso è dunque quella di indagare i modi e le forme di un governo degli uomini attraverso la verità. Operazione che finirà per implicare anche la sovversione di quel nesso tra sapere e potere che tanta parte aveva avuto nelle ricerche foucaultiane. L'imperativo dell'indagine sembra quello, testualmente, di sbarazzarsi di questa griglia interpretativa. Se i corsi precedenti avevano messo in cantiere la revisione del concetto di potere attraverso quello di governamentalità, prima, e di governo, dopo, si tratta adesso di cimentarsi con uno speculare rimaneggiamento della nozione di sapere nella direzione del problema della verità: non si possono infatti dirigere gli esseri umani e le loro condotte senza compiere delle operazioni nell'ordine del vero, tali da eccedere sempre ciò che è necessario e utile. Foucault sembra insomma operare una correzione rispetto a La volontà di sapere, arrivando a sostenere che, se il potere non si riduce alla sua dimensione biopolitica, è proprio in virtù di questo cerchio aleturgico costantemente tracciato attorno al proprio esercizio.

La peripezia di Edipo
Seguendo questa intuizione - tanto nel corso che nel seminario - Foucault propone una lettura aleturgica di Edipo re. Se ogni tragedia greca è un'aleturgia, allora Edipo re è una sorta di aleturgia di secondo grado: essa allo stesso tempo produce e rappresenta (performa) una veridizione. C'è di più: giusta la riduzione aristotelica degli elementi chiave della tragedia alla peripezia e al riconoscimento, l'Edipo propone un percorso à rebours che va dal riconoscimento (della verità) alla peripezia (il modo in cui la verità si è prodotta). E l'intento foucaultiano è precisamente quello di isolare l'insieme di tecniche e procedure attraverso le quali si produce e si manifesta la verità della tragedia nell'intreccio drammaturgico di verità e veridizioni multiple: il potere - è questa la lezione di Edipo - si esercita attraverso una manifestazione di verità secondo la forma della soggettività, con effetti di salvezza per ciascuno e per tutti. 
Proprio il rapporto tra verità e soggettività si guadagna il centro della scena del corso. Se esiste un modo di affrontare filosoficamente la politica che consiste nel domandarsi che cosa sia possibile dire del potere che lo assoggetta una volta che il soggetto si sia volontariamente sottomesso al legame con la verità attraverso un atto di conoscenza; esiste anche la possibilità di domandarsi, muovendo non già dal legame volontario alla verità quanto dalla stessa questione del potere, quale sia il rapporto tra il potere e il soggetto di conoscenza e quali effetti ciò abbia sul legame di verità cui questi si trova involontariamente sottomesso.
Non si tratta di allestire una critica della rappresentazione centrata sui dualismi del vero e del falso, scambiandoli per indicatori della legittimità del potere, ma di cogliere, nel movimento di separazione dal potere, indizi sul rapporto tra soggetto e verità. Non si tratta di un'epochè, ma del tentativo di non considerare nessun potere come dato, evidente o inevitabile, e quindi di non attribuirgli mai nessuna preventiva o intrinseca legittimità. Il rapporto tra soggetto e verità potrà essere indagato mostrando come in ultima istanza le relazioni di potere si reggano sul nulla. 
Foucault sta additando nulla di meno che la costitutiva contingenza di ogni rapporto di potere. Si tratta di un'attitudine insieme teorica e pratica che concerne la non accettabilità del potere come principio di intelligibilità del sapere. Foucault decide di chiamarla «anarcheologia»: se nessun concetto è necessario o essenziale, è tuttavia possibile e opportuno analizzare il fragile tessuto storico entro cui esso si situa. Si avrà così una triangolazione che conduce dalla pratica ai suoi effetti sulla struttura dei saperi, fino agli effetti che questi ultimi imprimono sull'esperienza stessa del soggetto.
La tecnologia del potere
Sembrano così - condensati nel bizzarro concetto di anarcheologia - riapparire e chiarirsi tutti gli elementi che compongono il composito quadro del metodo foucaultiano: il rifiuto degli universali, l'antiumanismo metodologico, l'analisi tecnologica dei meccanismi di potere e il continuo spostamento in avanti dei punti di non accettabilità. L'anarcheologia del sapere non è uno studio globale delle relazioni tra potere politico e conoscenza scientifica, ma un'analisi cocciuta dei regimi di verità e delle relazioni che legano la manifestazione di verità e le loro procedure ai soggetti che ne sono gli operatori, i testimoni o gli oggetti. Essa è quindi una storia della molteplicità dei regimi di verità e dei modi specifici in cui si istituisce il legame tra manifestazione e oggetto di verità che ciascuno di essi comporta. 
Foucault conduce perciò uno studio - o per lo meno la sua preparazione - di tutti quegli esercizi del potere che obbligano gli individui a farsi protagonisti di procedure aleturgiche. L'indagine si concentra sulla natura del rapporto tra soggetto di potere e soggetto attraverso il quale e per il quale la verità si manifesta. Questa inserzione del soggetto nel vivo dell'aleturgia verrà definito da Foucault - con un prestito dal lessico della penitenza - actus veritatis. L'esercizio del potere come governo degli uomini richiede, quindi, non solo atti di obbedienza, ma anche atti di verità e alla prima dovrà, di conseguenza, sempre accompagnarsi uno speciale modo di manifestare la propria verità di soggetti.
Se l'economia dogmatica è stata una forma eminente di pensare il rapporto tra governo degli uomini e regime di verità, allora il cristianesimo costituirà il quadro di verifica dell'ipotesi. Il regime di verità istituito dal cristianesimo non può infatti ridursi al dogma e alla credenza. Insieme e oltre al contenuto della credenza, esiste un atto di verità e, oltre e insieme alla professione di fede, esiste l'obbligo per gli individui di stabilire con sé stessi un rapporto di verità e insieme di produrre la propria verità con effetti che esorbitano l'ordine della conoscenza. 
L'atto di verità come atto di confessione è l'operatore esemplare che permetterà a Foucault di mostrare la tensione e il rapporto tra due regimi di verità interni al cristianesimo. Se la fede è l'adesione a una verità esterna e inattingibile, il cui piano di soggettivazione coincide con l'accettazione di un contenuto, nel caso della confessione la verità è conquistata grazie a uno scandaglio del fondo della propria anima. Foucault si propone quindi un più approfondito attraversamento del cristianesimo, cui - in un progetto che sembra solo parzialmente rispettato dal dettato del corso - cerca di dare corso attraverso lo studio dell'esame di sé, della confessione e della remissione dei peccati.

Tra penitenza e mortificazione
Il rapporto tra soggettività e verità implica un'organizzazione complessa di tecniche differenti utili a legare l'obbligo alla verità con la soggettività: la probatio sui nel battesimo, la pubblicatio sui nella penitenza e l'esplorazione degli arcana coscientiae nell'esame e nella direzione. Si tratta, nei tre casi, sempre di una relazione che associa la mortificazione di sé, il rapporto con un altro e la verità. Questa articolazione definisce i confini di una speciale forma di obbligazione che non avrebbe mai finito di attraversare la storia della soggettività, modellandola e trasformandola fino a oggi. Soggettività e verità non comunicano soltanto nell'accesso del soggetto alla verità, ma anche attraverso la flessione del soggetto sulla sua propria verità, mediata da speciali esercizi capaci di metterla in parola. Non è necessario essere Edipo, sembra sostenere Foucault, per essere obbligati a operare la propria autoaleturgia.
Questa istituzionalizzazione dei rapporti tra soggettività e verità attraverso l'obbligo a dire la verità su se stessi, non si sostiene tuttavia senza l'organizzazione di una forma specifica di potere. Foucault, chiudendo il corso, ritorna sul quadro che - nella stanza di Settimio Severo - rappresentava l'ordine celeste e quindi la verità del mondo, tenendo al contempo nascosta la configurazione astrale che celava il destino di Settimio. Se l'imperatore romano - con il cielo stellato sopra di lui - domandava così il segno e la promessa della perennità del suo potere a una verità del mondo depurata dalla verità su di sé, il cristiano, che non ha la verità del mondo sopra la testa, ma la verità di sé nel fondo del cuore, è perciò obbligato a manifestarla a un altro, secondo i modi e le forme di un'obbedienza che prolunga la sua ombra sulla nostra stessa contemporaneità. 
Quella «politica di noi stessi» su cui Foucault avrebbe cominciato a lavorare negli stessi anni, immaginando pratiche di soggettivazione all'altezza delle tecniche di assoggettamento che le fronteggiano, domanda di incominciare a disobbedire. In primo luogo a noi stessi.

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1) BlogPic: Ioannis Chrysostomos a.k.a. San Giovanni Crisostomo

sabato 22 dicembre 2012

Who was Pierre Rivière? @ Emotion, Space and Society, Volume 5, Issue 4, November 2012



Volume 5, Issue 4, November 2012, Pages 207–215
Pierre Rivière

Who was Pierre Rivière? Introduction to the special issue

    Abstract

    Foucault's (1975) edited book, I, Pierre Rivière, having slaughtered my mother, my sister and my brother… A case of parricide in the 19th century, includes the court documents and newspaper reports from the 1835 trial of Pierre Rivière, Pierre Rivière's memoir written while in prison, and the “analytic notes” written by Foucault and his colleagues. Whereas the court focused on the question of whether Pierre Rivière was of sane mind or not, Foucault and his colleagues sought to avoid the closure that such categorical thinking invites the reader into. This paper introduces the story of Pierre Rivière, and opens up some of the questions to be addressed in this special issue. The papers examine the memoir, the accompanying documents, and Foucault's and his colleagues' take on them, and reopen discussion of the Pierre Rivière case and its contemporary twenty-first century relevance, using a combination of both philosophical ethnography and arts-based enquiry. These contemporary papers are based upon a series of interdisciplinary workshops and seminars that took place at the University of Bristol during 2010. In this introductory paper we ask what was the emotional geography of this young man who engaged in such an unthinkable act? And how did that geography intersect with the emotional geography of his village in France in 1835, and what does it still have to tell us about our own contemporary society?

    giovedì 20 dicembre 2012

    On Marxism, Phenomenology and Power @ Foucault Studies, Issue 14, September 2012


    Foucault Studies


    Number 14: September 2012


    "Considerations on Marxism, Phenomenology and Power.

    Interview with Michel Foucault"

    Recorded on April 3rd, 1978


    Michel Foucault, Colin Gordon, Paul Patton, Alain Beaulieu, pp. 98-114

    PDF

    mercoledì 19 dicembre 2012

    Aut Aut n.356 - Vuoti di sapere


    Aut Aut n.356 - Vuoti di sapere
    Premessa
    Giovanni Scibilia Raccolta. Di Richter, De Lillo e alcuni “vuoti d’arte”
    Paulo Barone Passaggi a vuoto. Moribondi, visionari, desperados, “vita nova”
    Antonello Sciacchitano Saggio sulla “res intensa” o l’involucro della cosa epistemica
    Rosella Prezzo Ricominciare da capo. La nascita
    INTERVENTI
    Massimiliano Nicoli “Io sono un’impresa.” Biopolitica e capitale umano
    Raoul Kirchmayr Parresia, giochi di verità e vita filosofica nell’ultimo Foucault
    Francesco Valagussa L’autore e la danza. La questione della causa in tre dialoghi di Valéry
    DISCUSSIONI
    Luca Taddio Fenomenologia eretica “iuxta propria principia”
    IN DIALOGO CON PETER SLOTERDIJK
    Ubaldo Fadini Pensare la mediazione attraverso il cinismo. Tra Gehlen e Foucault
    Giuseppe Ferraro L’arte della fuga
    POST
    Il nome del traduttore [P.A.R.]

    Anteprima di 40 pg su Issuu

    martedì 18 dicembre 2012

    Jules Vuillemin: Hommage à Michel Foucault @ Collège-de-France.fr


    Hommage à Michel Foucault
    Par Jules Vuillemin, professeur au Collège de France

    Michel FOUCAULT
    (15 octobre 1926 - 25 juin 1984)


    La philosophie traditionnelle, y compris dans sa version contemporaine, je veux dire la philosophie analytique, admet et même institue un triple partage entre ce qui est raisonnable et ce qui ne l'est pas, entre le droit et la force, surtout entre le vrai et le faux ou du-moins, selon l'option sceptique de cette philosophie, entre l'apparence authentique et l'illusion.

    C'est ce triple partage que l'œuvre de Michel Foucault met en question. Non que la conception traditionnelle de la raison, du droit et de la vérité soit, selon lui, restée aveugle à ses propres manquements et à ses propres faiblesses. Mais l'enquête doit porter sur le principe, non sur les péripéties de l'idéalisation par laquelle nous donnons une définition normative de la rationalité, des règles et de la science. Un tel principe est toujours un mensonge de piété, une contrainte qui se déguise en évidence, bref une « exclusion ».
    Dés la thèse qui le rendit, d'emblée, célèbre, L'Histoire de la Folie aux XVIIe et XVIIIe siècles (1961), à travers l'établissement des critères qui servaient à décider du « renfermement », ce ne sont pas à proprement parler les abus que Michel Foucault dénonce : l'amalgame des motifs, la police des superstitions, des mœurs, et même du chômage. C'est d'abord et essentiellement le discours et particulièrement le discours médical dans lequel l'historien chasse et débusque pensées et systèmes de pensées qu'implicitement suppose le partage apparemment neutre et innocent qu'un Descartes fait entre la chose la mieux partagée que nous savons et les états prétendus d'exception : rêves, délires, tentations du malin génie.

    Une histoire de la pensée, ainsi conçue, a pour matériaux principaux les archives plutôt que les textes, les institutions et les techniques plutôt que les théories. De même que les historiens fondateurs des Annales avaient déplacé l'intérêt, de la biographie des grands hommes et de l'histoire diplomatique à l'étude des mentalités, Foucault dissout cet événement philosophique par excellence que fut l'avènement de la raison dans les systèmes de pensée constitutifs de l'âge classique. La Naissance de la clinique (1963) généralise à la maladie la méthode éprouvée sur l'histoire de la folie. C’est Bichat, c'est Laënnec que Foucault fait entrer dans l'archéologie de la pensée médicale.

    L'Histoire de la sexualité (1976-1984) rompt les dernières attaches que les systèmes de pensée gardaient avec leurs prétendus auteurs, les grands hommes. Elle montre à l'œuvre le partage mobile et très commenté entre le décent et l'indécent, bien étranger à cette répression dont Freud avait décrit les prétendus mécanismes psychologiques soustraits aux aléas de l'histoire.

    C'est en 1973 seulement que Moi, Pierre Rivière, ayant égorgé ma mère, ma sœur et mon frère. Un cas de parricide au XIXe siècle, puis, en 1975, Surveiller et punir, Naissance de la prison, avaient explicitement posé la question du partage entre droit et crime partout présente dans l'œuvre de Foucault. L'analyse le fit voir, les détours qui conduisent au discours justificateur de l'ordre sont aussi éloignés du schéma marxiste expliquant par la lutte des classes la genèse de la violence légale que les détours qui conduisaient au discours justificateur de la raison l'étaient du schéma freudien.

    C'est le troisième partage cependant entre vrai et faux, qui, dans l'œuvre de Foucault, occupe la place majeure. « Vers lui, dit-il, n'ont cessé de dériver depuis des siècles les (deux) premiers » (1). Les Mots et les Choses (1966), l’Archéologie du savoir (1969) et la Leçon inaugurale au Collège de France (1970) lui sont entièrement consacrés. Non content d'analyser les circonstances qui impriment leur sceau particulier sur la vénération obligée pour la vérité, naguère le sceau des Lumières, aujourd'hui celui des Structures, Foucault, héritier toujours critique, reprend et corrige Nietzsche. Ce n'est plus une volonté subjective responsable, née du ressentiment chrétien, qui change l'impuissance et l'humilité en valeurs. La volonté de vérité, c'est une volonté de puissance sans individualité ni sujet, dispersée dans le discours quotidien et qui dicte le contrat social.

    Il n'y a pas d'abord les choses, puis les mots qui les exprimeraient et les déformeraient. Il y a les mots et les choses qui dépendent des mots et d'autres mots suivront dont dépendront d'autres choses.

    Il s'agit donc, pour le philosophe, non pas de chercher vainement dans le discours quelque décalque du réel, mais de retrouver dans le mot la fonction organisatrice des choses, la violence qu'on leur fait, en tous cas la pratique qu’on leur impose (2)derrière le double masque de l'objectivité et du désintéressement. « Le discours vrai, lit-on dans la Leçon inaugurale, le discours que la nécessité de sa forme affranchit du désir et libère du pouvoir, ne pas reconnaître la volonté de vérité qui le traverse ; et la volonté de vérité, celle qui s’est imposée à nous depuis bien longtemps, est telle que la vérité qu’elle veut ne peut pas ne pas le masquer » (3).

    Ce qu’a d'aride cet aperçu sur les principes de Foucault est de moi. Ses lecteurs, j’en ai peur, les auront reconnus avec peine, ainsi figés hors du mouvement de l'argumentation, privés de la vie que leur conférait un style lipide et désinvolte, inattendu dans ses césures comme dans ses rebondissements.

    Né à Poitiers le 15 octobre 1926, Michel Foucault est mort à Paris le 25 juin dernier, Normalien, agrégé de philosophie, il s'était exilé entre 1954 et 1960 à Uppsala, Hambourg et Varsovie. Il fut nommé professeur à l'université de Clermont-Ferrand en 1960. Après un séjour tunisien en 1968, il revint en France à l'Université de Vincennes et fut élu en 1970 professeur au Collège de France. Il aura enseigné quatorze ans dans notre maison.

    Mêlé à la vie publique, notre collègue a exercé une influence comparable à celle de Sartre. Un succès tel que fut le sien résulte de la rencontre des circonstances et du talent.

    Sa rencontre avec l'histoire, en mai 1968, il l'a lui-même décrite, se comparant à un homme déposé, dans un scaphandre, au fond de la mer et que la tempête soulève soudain jusqu'au rivage. Une foule l'attendait. Elle écouta la voix surgie de l'abîme. La voix parlait une langue que la foule comprenait et le message était bienvenu. Car c'était un message de bonheur celui de très anciens sages, lorsque la vérité était encore l'autre nom du pouvoir et du désir.

    Le talent, lui, fut le mixte singulier que vous avez connu de rire et d’attention, d’ironie et de bienveillance, où se composaient avec un charme inimitable l'érudition sourcilleuse d'un Bénédictin et cette élégance de race qui apparentait Foucault à nos philosophes du XVIIIe siècle.

    Jules VUILLEMIN.    

    (1) Leçon inaugurale, p. 13. 
    (2) Leçon inaugurale, p. 26. 
    (3) Leçon inaugurale, p. 15.

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    venerdì 14 dicembre 2012

    Table ronde: «Travailler à partir des cours de Michel Foucault» @ Imec, Paris, jeudi 20 décembre 2012 à 18h00


    Jack Lang
    Président de l’Institut Mémoires de l’édition contemporaine 
    &
    Olivier Corpet
    Directeur de l’Institut Mémoires de l’édition contemporaine


    ont le plaisir de vous inviter à une rencontre autour de
    Michel Foucault à l’occasion de la parution de
    Du gouvernement des vivants Cours au Collège de France 1979-1980
    (EHESS/Gallimard/Le Seuil, 2012)

    le jeudi 20 décembre 2012 à 18h00- Table ronde:
    «Travailler à partir des cours de Michel Foucault» 
    avec Philippe Artières, Frédéric Gros, Philippe Chevallier et Luca Paltrinieri

    IMEC – 174, rue de Rivoli, 75001 Paris
    Métro Palais-Royal Musée du Louvre Codes porche et cour – 9614 ; 8512 


    Réservation indispensable
    auprès de Laure Papin
    Tél. 01.53.34.23.21 reservations-rivoli@imec-archives.com 


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    BlogPic: Michel Foucault in New York in the seventies...




    martedì 11 dicembre 2012

    Geoffroy de Lagasnerie - La dernière leçon de Michel Foucault - Fayard, Fr, 31.10.2012


    À partir du milieu des années 1970, Michel Foucault a consacré au néolibéralisme de nombreux textes qui comptent parmi les plus controversés de son œuvre : et s’il était, à la fin de sa vie, en train de devenir libéral ? Rompant avec cette interprétation dominante, Geoffroy de Lagasnerie propose une analyse neuve et originale : Foucault a constitué la tradition néolibérale comme un test, un instrument de critique de la réalité et de la pensée. Loin de désigner ce courant comme un repoussoir, Foucault en fait un foyer d’imagination qui permet de réfléchir autrement. Il y trouve des outils pour mettre en lumière les limites de la philosophie politique, des théories du contrat et du droit, du marxisme, de la psychologie, etc. Pour Foucault, il s’agit de réinventer un art de l’insoumission à partir d’une réinterprétation du néolibéralisme. Ce qui suppose de reformuler des concepts aussi classiques que ceux d’État, de société, de pouvoir, etc.
    En se demandant à partir de là comment élaborer une philosophie de l’émancipation à l’ère néolibérale et quelles sont les conditions de la critique de cette gouvernementalité, Geoffroy de Lagasnerie aborde d’une manière nouvelle des sujets qui sont placés au centre du débat contemporain à l’échelle internationale.

    Geoffroy de Lagasnerie est philosophe et sociologue. Il est chargé de cours à Sciences Po. Il est l’auteur de Logique de la création (Fayard, 2011), Sur la science des œuvres (Cartouche, 2011) et L’Empire de l’Université (Amsterdam, 2007).

    lunedì 10 dicembre 2012

    La Genealogia come dinamite. Nietzsche, Foucault e Sini di Barbara Aronica - Alboversorio, Ita, 2012


    "lo non sono un uomo, sono dinamite". Così, in "Ecce Homo", Nietzsche descriveva se stesso e la sua rivoluzione teoretica. Il titolo di questo lavoro parafrasa l'affermazione nietzschiana con riferimento specifico al metodo genealogico, elemento responsabile di una frattura irreversibile nel cuore profondo della tradizione metafisica filosofica. Il testo si sofferma, quindi, in un primo momento sull'analisi della genealogia all'interno del percorso filosofico del pensatore tedesco. Successivamente, prende in esame e mette a confronto due riletture contemporanee del metodo, approfondendo rispettivamente il contributo di Foucault, e la sua concezione personale della genealogia/archeologia, e l'interpretazione originale che ne ha dato il filosofo Carlo Sini. Accostandosi a questa tematica, si tenta così di rintracciare una sorta di autogenealogia dell'esercizio filosofico, evidenziando il fil rouge, sotteso ma inscindibile, che dalla genealogia ci ha condotti al linguaggio e alla scrittura, e invocando così, grazie alle suggestioni di Georges Bataille, l'urgenza di un nuovo tipo di opera filosofica, un'opera in fieri, "infinito intrattenimento", da attraversare e replicare.

    « […] non bisogna confondere il molle tepore dei compromessi con la freddezza che è propria delle vere passioni. Gli scrittori che amiamo di più, noi “freddi” sistematici, sono Sade e Nietzsche, che in effetti “parlavano male dell'uomo”. Non erano, però, anche gli scrittori più appassionati?». È con questo significativo accostamento, fra la passione e la freddezza, fra il creatore di Justine e il filosofo dello Zarathustra, che Michel Foucault nel 1966 concludeva un'intervista rilasciata ad una nota rivista letteraria. (...)

    Leggi su REF recensione di Alessandro Baccarin

    domenica 9 dicembre 2012

    Alessandro Colella - Critica e dignità. Un confronto con Theodor W. Adorno e Michel Foucault - Cittadella Editore, Ita, 2012


    Perché è così urgente ridare senso a quel modo di vivere della persona che nega l’inevitabilità del male e viene comunemente chiamato “spirito critico”? Il male si diffonde secondo modalità sempre più pervasive ed imprevedibili e mai come in questi tempi l’umano sembra essere razionalmente impreparato ad affrontarlo e drammaticamente capace di tollerarlo e riprodurlo. I modelli teorici proposti da Theodor W. Adorno e Michel Foucault hanno la forza di offrire un’alternativa a questo impoverimento spirituale e di sensibilizzarci verso possibilità inedite legate al valore della dignità.  

    Informazioni sull'autore
    Alessandro Colella (Ancona 1984) è laureato in Filosofia all’Università di Macerata. Attualmente sta svolgendo il dottorato di ricerca, con un progetto finalizzato a una lettura critica del giornalismo italiano.


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    venerdì 23 novembre 2012

    Between Deleuze and Foucault @ Purdue University, College of Liberal Arts November 30 – December 1, 2012

    Conference Flyer

    Conference

    Between Deleuze and Foucault
    Purdue University, College of Liberal Arts
    November 30 – December 1, 2012

    An international conference exploring the relations between the work of Gilles Deleuze (1925-1995) and Michel Foucault (1926-1984).
    Plenary Speaker:
    William Connolly, Johns Hopkins University

    Participants:
    Marco Altamirano, Purdue University; Alain Beaulieu, Laurentian University; Thomas Flynn, Emory University; Colin Koopman, University of Oregon; Leonard Lawlor, Penn State University; Nicolae Morar, University of Oregon; Thomas Nail, University of Denver; Roberto Nigro,Université de Paris; Chris Penfield, Purdue University; John Protevi, Louisiana State University; Anne Sauvagnargues, Université Paris Ouest Nanterre; Janae Scholtz, Alvernia University; Daniel W. Smith, Purdue University; Dianna Taylor, John Carroll University; Kevin Thompson, DePaul University

    Roundtable Discussion:
    Gary Gutting, Notre Dame University
    Todd May, Clemson University
    Ladelle McWhorter, University of Richmond
    Alan Schrift, Grinnell College
    Moderated by: Alan Rosenberg, Queens College, CUNY

    The conference is free and open to the public.
    Location: West Faculty Lounge, Purdue Memorial Union
    Organizers: Daniel W. Smith (smith132@purdue.edu), Nicolae Morar (nmorar@uoregon.edu), and Thomas Nail (thomas.nail@du.edu).

    The conference is made possible through the generous support of a Global Synergy Grant for Faculty and an Enhancing Research in the Humanities and Arts Grant from the College of Liberal Arts at Purdue University.


    Description of the Project

    The aim of the “Between Deleuze and Foucault” project is to establish an on-going collaborative and synergistic relationship between Purdue University and the Université de Paris VIII–Vincennes à St. Denis (University of Paris 8, Vincennes-St. Denis) in order to transcribe, translate, and make available online the seminars that the French philosopher Gilles Deleuze gave on Michel Foucault’s work at the University of Paris 8 during the years 1985-1986.

    Deleuze and Foucault were two of the towering figures of French intellectual life in the latter part of the twentieth-century. Foucault (1926-1984) held a chair in the History of Systems of Thought at the prestigious Collège de France, and remains one of the most-cited authors in the humanistic disciplines. Deleuze (1925-1995), who taught at the University of Paris until his retirement in 1987, authored more than twenty-five books, and was one of the most important and influential European philosophers of the post-war period. While both Foucault and Deleuze were prolific authors, it is now widely recognized that some of the most significant work of both philosophers was presented in their weekly seminar lectures, which functioned more or less as experimental laboratories in which they tried out new ideas and concepts that often find no parallel in their published texts.

    In recognition of this fact, the lectures Foucault gave at the Collège de France are currently being published simultaneously in French and English in a joint venture by two well-known and well-established publishing houses, Seuil/Gallimard in France and Palgrave Macmillan in the USA. On 15 April 2012, the French government formally recognized the importance of these lectures by declaring Foucault’s archives to be a “national treasure,” which prevented the sale of the documents abroad. The appearance of Deleuze’s seminar lectures, by contrast, has taken a somewhat different path. After Deleuze’s death, his family prohibited the publication of his seminar lectures in book form (they did not want profit to be made off the lectures), but instead permitted and indeed encouraged their free dissemination on-line. While this decision was no doubt in the spirit of Deleuze’s work, it has made the archiving and distribution of the lectures a more complicated process, which is now reliant on institutional and university support for its continuation.

    In 1999, the Bibliothèque Nationale (BN) in Paris established an archive of recordings of all the seminars Deleuze gave at the Université de Paris VIII between 1979 and 1987. The seminars had been recorded by various students on cassettes, which the BN converted into digital files. In 2001, a group of preeminent French scholars, initially headed by the philosopher Alain Badiou, constituted a not-for-profit organization entitled “L’Assocation Siècle Deleuzien” that was focused exclusively on the transcription and dissemination of Deleuze’s recorded seminars on the Web. The Association, under the directorship of Prof. Marielle Burkhalter, initially produced transcriptions of three shorter seminars (on Anti-Oedipus, painting, and Spinoza), and then embarked on an ambitious project of transcribing Deleuze’s four-year seminar (1981-1985) on philosophy and cinema, which is still in-process. It is at this point that the “Between Deleuze and Foucault” project joined forces with the Association in order to transcribe Deleuze’s one-year seminar on Foucault (1985-1986).

    The project is supported by two generous grants from the College of Liberal Arts at Purdue University: a Global Research Synergy grant and an Enhanced Research in the Humanities grant. The principal investigators for the grant are Prof. Daniel W. Smith, of the Department of Philosophy at Purdue University, and Prof. Nicolae Morar, a recent Ph.D. from Purdue who is currently teaching in the Department of Philosophy at the University of Oregon. They have joined forces with Prof. Burkhalter as well as Prof. Anne Sauvagnargues (University of Paris, Nanterre), who is one of the foremost scholars of Deleuze’s work in France, in order to make Deleuze’s seminar lectures available on-line to a wide audience, both in French and, in the near future, in English translation. Annabelle Dufourcq, who received her Ph.D. from the Sorbonne in 2008 and is currently at the University of Oregon, is in charge of transcribing the seminar lectures, and Jonathan Beever of Purdue University will be in responsible for the web design and editing.

    In addition to the seminar transcription, we will be publishing a collection of essays on the topic, entitled Between Deleuze and Foucault, which will be co-edited by Prof. Morar and Prof. Thomas Nail of the Department of Philosophy at the University of Denver. In addition, a special issue of the journal Foucault Studies, devoted to the relation between Deleuze and Foucault, will be published in 2014. Finally, in early November 2012, the College of Liberal Arts will host a two-day conference on “Between Deleuze and Foucault,” which will be together contributors to both the book project and the special journal issue to discuss the significance and implications of Deleuze’s reading of Foucault

    giovedì 22 novembre 2012

    Michel Foucault - Du Gouvernement des vivants - Gallimard, Fr, 2012


    Michel Foucault


    Hautes Etudes
    400 pages

    Du Gouvernement des vivants est un cours charnière. Prononcé au Collège de France au premier trimestre 1980, Michel Foucault y poursuit cette histoire des « régimes de vérité » qui traverse l’ensemble des cours du Collège de France, en y apportant une inflexion majeure : commencée dans le champ du juridique et du judiciaire, l’exploration s’était poursuivie dans le champ politique ? thématique des rapports pouvoir-savoir, puis de la gouvernementalité. Elle s’investit ici dans le champ des pratiques et des techniques de soi, domaine de l’éthique que Michel Foucault ne quittera plus.
    « Comment se fait-il que dans la culture occidentale chrétienne, le gouvernement des hommes demande de la part de ceux qui sont dirigés en plus des actes d’obéissance et de soumission, des “actes de vérité” qui ont ceci de particulier que non seulement le sujet est requis de dire vrai, mais de dire vrai à propos de lui-même, de ses fautes, de ses désirs, de l’état de son âme ? » se demande Michel Foucault. Ce projet le conduit d’une relecture de l’Œdipe-roi de Sophocle à l’analyse des « actes de vérité » propres au christianisme primitif, à travers les pratiques du baptême, de la pénitence et de la direction de conscience. Michel Foucault choisit de s’intéresser aux actes par lesquels le croyant est conduit à manifester la vérité de ce qu’il est lui-même, en tant qu’être indéfiniment faillible. De l’expression publique de sa condition de pécheur, dans le rituel de la pénitence à la verbalisation minutieuse de ses pensées les plus intimes, dans l’examen de conscience, c’est l’organisation d’une économie pastorale centrée sur l’aveu que l’on voit se dessiner.
    Du Gouvernement des vivants est la première des enquêtes, inédite, que Michel Foucault va mener dans le champ de l’éthique, autant dans les cours du Collège de France que dans les derniers volumes de l’Histoire de la sexualité.


    « Hautes Études » est une collection des Éditions de l’École des hautes études en sciences sociales, des Éditions Gallimard et des Éditions du Seuil.

    martedì 13 novembre 2012

    L'ermeneutica del soggetto secondo Foucault (a vent'anni dal corso al College de France) @ Università degli studi di Milano, 5-6 dicembre 2012


    Giornata di Studi "Michel Foucault" Università degli Studi di Messina Mercoledì, 28 Novembre 2012, ore 10,30


    Giornata di Studi "Michel Foucault"
    Università degli Studi di Messina
    Mercoledì, 28 Novembre 2012, ore 10,30

    Girolamo Cotroneo (Univ. di Messina): "L'anti-storia di Michel Foucault"
    Orazio Irrera (Université Paris Diderot): "Eterotopie e trasformazioni del sé"
    interventi di
     Pierandrea Amato, Giovanni Cupaiuolo, Giuliana Gregorio, Caterina Resta

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    domenica 11 novembre 2012

    «Les archives de Foucault ont une histoire politique» @ Le Nouvel Observateur, 8 Novembre 2012

    «Les archives de Foucault ont une histoire politique»

    Créé le 06-11-2012 à 10h51 - Mis à jour le 08-11-2012 à 16h51

    EXCLUSIF. Compagnon et légataire de Michel Foucault, Daniel Defert s'exprime pour la première fois sur les archives qu'il s'apprête à vendre à la Bibliothèque nationale de France (voir l'enquête publiée dans «le Nouvel Observateur» du 8 novembre). Verbatim.

    MICHEL FOUCAULT (1926-1984). (©Ozkok-Sipa)
    MICHEL FOUCAULT (1926-1984). (©Ozkok-Sipa)

    Une histoire politique

    «L'histoire de ces archives n'aurait pas été la même si nous avions été pacsés ou mariés. J'en aurais hérité tout naturellement, sans avoir ces droits à payer. Il faut se remettre dans l'époque où cette succession a lieu: le début des années 80 et de l'épidémie du sida. Des gens meurent, laissant des compagnons endeuillés et dépossédés parfois par les familles ‘‘légitimes’’. Dans le cadre de Aides, j'ai vu énormément d'hommes expulsés d'appartements où ils avaient vécu avec leurs compagnons. C'était tragique.
    Michel Foucault en stipulant qu'il me léguait l'appartement de la rue de Vaugirard et tout ce qu'il contenait m'a protégé de ce point de vue là.
    Et je dois dire que sa famille a parfaitement respecté ses volontés. Je suis un grand lecteur de Balzac, pour qui la propriété se constituait par le code civil, et c'est cela qui a changé même si mon avocat, Jean-Denis Bredin, me disait ‘‘Ce n'est pas une épidémie qui va faire changer les choses’’. Il avait tort, nous nous sommes battus avec les associations et aujourd'hui nous arrivons à l'égalité des droits.»

    L’enjeu

    «Pour moi, l’enjeu est le respect de Michel Foucault et un enjeu politique. Il y eut deux choses: l’indifférence avec lequel il a été traité en France pendant quelques années et les difficultés des couples homosexuels avant le Pacs. En 1984, à sa mort, Michel Foucault m'a légué son appartement de la rue de Vaugirard et tout ce qui s'y trouvait. J'ai dû faire évaluer ce bien pour déterminer combien je devais payer d'impôts. A l'époque, les couples homosexuels n'avaient aucune sorte de droits, je devais comme tout étranger payer 65% de droits de succession, 60% sur l'appartement et 5% forfaitairement sur le contenu. Une dame est venue faire l’expertise. Elle regardait les livres dans la bibliothèque et tout ce qui n’avait pas de dédicace lui semblait sans valeur. Je me souviens qu’elle a pris un livre et dit: ‘‘Ce Barthèze (Barthes) est inconnu, aucune valeur’’.
    06 11 12 DanielDefert FlorenceDurandSIPA
    DANIEL DEFERT en 1989. Militant anti-sida, il a créé AIDES, la première association française de lutte contre le sida après la mort de son compagnon, le philosophe Michel Foucault, dont il est également le légataire. (©Florence Durand - Sipa)
    En 1984, je suis allé au cabinet d’Henri Emmanuelli, au Budget, le ministère était encore au Louvre. Je voulais proposer une dation du montant de mon rappel fiscal. J’ai été reçu par deux conseillers dans le couloir, on ne m’a pas fait asseoir. Tout ce qu’ils voulaient savoir c’est si, comme dans le cas d’Aragon dont ils venaient de s’occuper, il y avait des correspondances avec des artistes, des tableaux, le reste ils s’en fichaient.
    Michel avait, avec Pierre Bourdieu, lancé un manifeste protestant contre les déclarations de Claude Cheysson, ministre des Affaires étrangères, selon lesquelles l'instauration d'un état de guerre et la répression visant Solidarnosc était ‘‘une affaire intérieure’’ à la Pologne. Se souvenaient-ils de cela quand je suis venu les voir avec mon dossier? Ils n'ont rien fait. Je me suis dit: ‘‘On règlera ça un jour, et pas dans la paix’’. Il n’y a pas de guerre avec la famille Foucault mais avec l’Etat français qui a montré son désintérêt à un moment compliqué de deuil pour moi.
    Ce n'est que plus tard que Jacques Toubon, ministre de la Culture d'Edouard Balladur, a trouvé un arrangement pour le rappel fiscal que j’ai eu trois ans après, et que j'ai cédé des premières archives à la BN. C'est seulement depuis le quinquennat de Sarkozy que les droits de succession des couples pacsés ont été alignés sur les couples mariés.»

    Vivre avec les archives

    «J'ai beaucoup hésité à revenir rue de Vaugirard. J'y avais déjà vécu, j’habitais un appartement proche que j’ai dû vendre. Avec beaucoup d'hésitations, j'ai décidé de me réinstaller chez lui, dans cet appartement qu'il m'avait légué, pour préserver la bibliothèque et ses archives. Les experts que j’avais consultés me demandaient des manuscrits en paiement. J’ai toujours refusé. Il m'a fallu les sécuriser.
    Très tôt, j’ai su que Pierre Nora s’inquiétait du fait que quelques amis avaient la clé de l’appartement. J’ai demandé à ma banque un coffre. Au début de juillet 1984, je m’apprêtais à partir à l’Ile d’Elbe chez Hervé Guibert lorsque je reçois un coup de fil de ma banquière: ‘‘Je vois tous les charcutiers du quartier venir déposer les bijoux de leur femme, je vous ai senti paniqué: venez, je vous ai réservé deux coffres.’’ Quelques heures après, j’étais dans l’avion pour l’Ile d’Elbe. Les archives n’en ont pas bougé depuis.»

    Qui les a vues?

    «J'ai déposé un certain nombre de choses à l'IMEC, même la correspondance universitaire. Cela, c'était pour qu'on rigole un peu: on voit bien que quand les Français écrivent à Foucault, c'est pour lui demander une préface, alors que quand les Américains lui écrivent, c'est pour l'inviter à des colloques autour de ses livres! Pour le reste, j'ai un principe: je ne réponds qu’aux questions qu’on me pose. J’ai tout de suite couché sur testament, dès après la mort de Michel Foucault, la destination de tout. Ceux qui avaient besoin des documents préparatoires des cours quand nous avons décidé de les éditer les ont eus.
    Au début, il y avait cette injonction, ‘‘pas de publication posthume’’. J'ai parlé avec Georges Dumézil, un des amis et maîtres de Foucault. Il m'a dit: ‘‘Pourquoi un thésard pourrait voir ce à quoi les autres n'ont pas accès?’’ C'était simple: tout le monde ou personne. Pendant longtemps ce fut personne. Puis nous avons commencé à transgresser lorsque nous avons publié les cours. Notamment celui dont je me suis chargé, son premier cours de 1970 dont nous n'avions pas de trace audio: pour le publier, je me suis appuyé uniquement sur les manuscrits. Aujourd’hui, le temps a passé. J’estime que s’il me les a confiées c’était un acte de confiance et qu’il me laissait apprécier. Je ne dévoile rien de personnel en les cédant. Il s’agit de pensées, pas d’intimité. L’avenir se décidera collectivement en la matière, avec sa famille et les chercheurs.»

    Le rapport de Foucault à ses archives

    «Il n’était pas intéressé par sa postérité. Il a laissé un matériau de travail, très organisé comme il l’était lui-même: l’ordinateur était dans sa tête. Mais il n’aimait pas l’idée que l’on montre les échafaudages. Il ne conservait rien des étapes de ses livres. Par exemple, il jetait les lettres qu’il recevait. Je passais derrière et je défroissais le courrier. Dans la corbeille à papier, je pouvais trouver une lettre de Barthes ou une carte postale de Lacan. Sa correspondance avec moi est privée, je veux l'emporter dans ma tombe.»

    Que faire de l’argent?

    «Refaire l’appartement, qui n’a pas été rénové depuis quarante ans. Et pour le reste, vous verrez bien. Je ne vais pas faire de promesses sur des choses qui ne sont pas faites. Je peux mourir demain.»
    Propos recueillis par Eric Aeschimann et Isabelle Monnin