domenica 8 gennaio 2012

carcere, diritto, controllo



Michel Foucault
L'emergenza delle prigioni. Interventi su carcere, diritto e controllo
La casa Usher, Firenze 2011
Con interventi di Dario Melossi e Daniel Defert

Nota dell'editore
Questo volume raccoglie, ordinandola cronologicamente, la gran parte dei materiali relativi alla prigione, alla questione della giustizia e al problema della società di sicurezza, elaborati da Michel Foucault tra il 1970 e il 1984, l’anno della morte. Si tratta di scritti, interviste, conferenze, recensioni e semplici volantini raccolti per lo più nel 1994 nei quattro volumi dei Dits et écrits e, in assai più modesta misura, nel volume Le Groupe d’information sur les prisons. Archives d’une lutte 1970-1972, edito nel 2003 dalle Editions de l’Imec.



Nonostante una piccola parte del materiale sia già disponibile in traduzione italiana, abbiamo creduto utile fornire ai lettori una collazione ampia e organica dei documenti che hanno accompagnato la mobilitazione militante di Foucault nel Groupe d’information sur les prisons (GIP) e la redazione di Sorvegliare e punire. Un fronte di riflessione e impegno che coinvolgerà Foucault fino alla fine se, ancora poco prima di morire, stava lavorando al progetto di costituzione di un Istituto di filosofia del diritto che avrebbe dovuto riaprire la discussione sui temi della giustizia, della punizione e, soprattutto, di quello che aveva definito un «diritto dei governati».
Si tratta di veri e propri interventi, gesti politici e insieme filosofici che fanno parte di un’esperienza collettiva e che pongono il problema di una presa di parola destinata a rompere il silenzio su un’istituzione, la prigione, di cui il lavoro genealogico di Foucault intendeva mostrare l’origine conflittuale, impura, controversa. Un’istituzione in cui e attraverso cui si continua a intendere quello che in Sorvegliare e punire aveva chiamato «il rumore sordo della battaglia».
«Emergenza» dovrà allora essere qui intesa secondo una duplice accezione. Da un lato, l’emergenza rappresentata dalle specifiche caratteristiche del sistema carcerario francese, così come quello italiano, con il suo tasso di sovraffollamento, le sconvolgenti condizioni materiali di vita, l’assenza di progetti, i suicidi, la violazione di varie norme della convenzione sui diritti umani.
Ma «emergenza» vale anche come Entstehung: apparizione di un evento, verificarsi di un caso, produzione di una circostanza, entrata in scena e gioco delle forze, «scena dove le forze si mettono a rischio e si affrontano», come Foucault aveva scritto in «Nietzsche, la genealogia, la storia».
Questo libro vuole insomma essere un tentativo di riaprire la discussione, di rilanciare il dibattito, anche militante, aspro e polemico, come la gran parte degli scritti qui raccolti, e quindi è anch’esso un piccolo evento nella stagnante e colpevolmente silenziosa scena politica e intellettuale italiana, che ha da molto tempo abbandonato il problema della prigione e smesso di interrogarsi su «ciò che significa punire».
Interrogazione che Foucault non ha mai abbandonato, come testimonia infine il testo ricavato da una conferenza tenuta a Montréal nel 1976 e pubblicata nel 1993 dalla rivista canadese Criminologie. In essa si solleva un duplice problema. Da un lato quello della ricerca insistente di alternative alla prigione; dall’altro quello della diffusione e disseminazione dei dispositivi di controllo e disciplinamento. Che sono, pur con tutte le modulazioni e trasformazioni intervenute da allora, ancora oggi parte integrante dei problemi del nostro vivere comune.
I materiali foucaultiani sono preceduti da due testi. Il primo è di Dario Melossi, tra i primi in Italia a discutere, fin dall’epoca della loro apparizione, gli scritti e gli interventi di Foucault sul problema della prigione. Melossi contestualizza e riflette, alla luce delle urgenze del presente, le tesi e le prese di posizione del filosofo di Poitiers. Il secondo è di Daniel Defert, compagno di una vita di Foucault e alle origini del suo coinvolgimento nell’avventura del GIP. Defert ricostruisce, da testimone e da protagonista, i momenti e gli aspetti fondamentali di quell’avventura. Per la generosità con cui Daniel Defert ha concesso il suo testo e ha acconsentito alla presente raccolta, l’editore gli esprime la propria gratitudine.

Poiché ci sembra che i testi raccolti nulla abbiano perso della loro attualità, ci piace pensare che potrebbero costituire il punto di partenza per rilanciare, in Italia, una qualche forma di indagine, inchiesta, ricerca, sulla condizione dei detenuti e sul funzionamento, oggi, del carcere. Un lavoro che riprenda, dal modello di attività del GIP, innanzitutto una pratica che appare eticamente e politicamente oggi più che mai essenziale, vale a dire restituire la parola ai detenuti, fare in modo che siano loro stessi a dire ciò che rivendicano, quello che chiedono, quanto giudicano intollerabile. Di un lavoro che si muova in questa direzione la collana «Un balzo di tigre» si farà volentieri cassa di risonanza e strumento di diffusione e circolazione.


Nessun commento:

Posta un commento