martedì 1 settembre 2015

:: Dromology Archive 1 :: Bolidismo e dromologie verticali - Parte II - recensione del libro "Gli Algoritmi del capitale", curato da Matteo Pasquinelli)


:: Dromology Archive 1 :: 
Bolidismo e dromologie verticali

di Obsolete Capitalism

Andy Green, inglese, è il pilota di automobili che corre più veloce del suono. Nel 1997 Green ha realizzato nel deserto del Nevada il record mondiale di velocità, i 1.228 chilometri orari - Mach 1,016 -  con l’automobile supersonica ThrustSSC, diventando in questo modo il primo uomo che ha superato il ‘muro del suono’ a livello del suolo. Nell’estate del 2015, in Sud Africa, Green tenterà di superare il limite dei 1.600 km/h, al volante di una nuova vettura supersonica, la BloodhoundSSC. Ha dichiarato: ‘A parte il calore, il rumore, la gravità e lo sbandamento dell’automobile nel deserto, dovrebbe essere facile’. Una dichiarazione e un personaggio che avrebbe fatto la felicità di J.G. Ballard, anche lui proveniente dalla RAF come Green. E’ giusto ricordare che il primo record di velocità, ufficialmente registrato, di un’automobile risale al 1898. Il pilota fu il francese Chasseloup-Laubat e l’autovettura - elettrica! - raggiunse i 63,14 km/h. Ma già un anno dopo, 1899, la mitica autovettura-missile ‘La jamais contente, infranse la barriera dei 100 km/h: Il belga Jenatzy la lanciò ai 105,88 km/h. Oggi, quella velocità primordiale di 63 km/h è raggiunta dagli ascensori della Torre di Shangai, 632 metri d’altezza, il secondo edificio più alto al mondo - l’inaugurazione è prevista entro dicembre 2015 -. Dal livello B2 al 119 piano in 55 secondi, gli ‘ultra high-speed elevators’ raggiungeranno i 64,8 km/h. (segue QUI)



( Nota dell'editore: il testo completo si compone di 22 paragrafi che verranno pubblicati giorno per giorno, a partire dal 31 agosto 2015. Il titolo del breve saggio/recensione è "Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach" )

Leggi o scarica QUI il frammento «accelerazionista» di Nietzsche nell'Anti-Edipo



Picblog: Euthanasia Coaster by Julijonas Urbonas: Challenging the physical and psychological limits of the human body, this speculative design is intended to slowly ascend 1,700 feet into the air before launching passengers down seven loops at a mind-boggling speed of 330 feet per second. The roller coaster aims to give its riders a diverse range of experiences from euphoria to thrill, tunnel vision to a loss of consciousness and, eventually, to the end result: death.

lunedì 31 agosto 2015

Obsolete Capitalism: Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach - Parte I (Acceleriamo !!) - Recensione al libro Gli Algoritmi del Capitale, a cura di Matteo Pasquinelli


Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach


di Obsolete Capitalism


“E’ circa un quarto d’ora che l’FBI non mi affida una missione! Che gli è successo a ‘sto mondo di merda? Sono in ansia !!!!” - “E non sei contento? Siamo sposati da appena venti minuti!”
(Stefano Tamburini -Snake Agent)


"Esistono dati reali che confermano che la sopravvivenza della Terra è compromessa dagli abusi della razza umana. La proliferazione dei dispositivi nucleari, i comportamenti sessuali smodati, l'inquinamento della terra, dell'acqua, dell'aria, il degrado dell'ambiente. In questo contesto non le sembra che gli allarmisti abbiano una saggia visione della vita? E il motto dell'homo sapiens "andiamo a fare shopping" sia il grido del vero malato mentale?"
(Monologo del Dottor Peters - L'esercito delle dodici scimmie - Terry Gilliam)


"La filosofia non va veloce" (Gilles Deleuze - Nietzsche e la filosofia)


Acceleriamo!


Matteo Pasquinelli è un giovane filosofo cosmopolita che sta costruendo un proprio itinerario teoretico-speculativo del tutto eccellente e originale, tra Berlino, Londra e Amsterdam. E’ una delle figure di punta del movimento filosofico internazionale ‘accelerazionista’ nonché una delle menti più avanzate dell’area intellettual-politica che viene definita post-operaista. Ha curato, per le edizioni Ombre Corte, un’importante antologia di testi, Gli algoritmi del capitale, che compone in modo articolato lo ‘stato dell’arte’ non solo del pensiero ‘accelerazionista’ - di cui riporta il celebre Manifesto per una politica accelerazionista del 2013 di Srnicek e Williams - ma anche della ricerca sul tema ‘algoritmi e capitale’, spostando più in là la nota freccia nietzscheana dell'indagine filosofica. E’ da tempo che la teoria critica s’interroga sul rapporto esistente tra l’attuale modo di produzione e la componente ‘macchina soffice’ - l’algoritmo - che permette alla governance neo-liberista di attuare l’imponente sforzo di dominio che si estende su tutto lo Stato-Mondo, visto che, come afferma Wittgenstein, Die Welt ist alles, was der Fall ist, ‘il Mondo è tutto ciò che accade’. Per avere un quadro più completo dell’agonismo filosofico in corso, questa antologia di testi andrebbe letta con la coeva raccolta di Robin Mackay e Armen Avanessian, #Accelerate# (Urbanomic Media, Uk, 2014), con cui condivide alcuni saggi, e con il libro di Benjamin Noys Malign Velocities: Accelerationism and Capital (Zero Books, 2014). Quest'ultima opera si costituisce come una critica costruttiva molto serrata, sempre da sinistra, al movimento accelerazionista, da colui che in fondo ne ha coniato il nome, nell’anno 2010, riprendendolo da un racconto fantascientifico di Roger Zelazny, Lord of Light, del 1967. L’antologia di testi si divide in tre differenti sezioni: la prima, più politica, è dedicata al tema ‘Accelerazione e crisi’, la seconda, più teoretica, all’astrazione algoritmica, mentre la terza e ultima - la più debole, come vedremo, ma che acquista un suo senso ‘posizionale’ nel panorama italiano - indaga l’autonomia del Comune, e inserisce le presenti tematiche nel dibattito interno al pensiero post-operaista di matrice italiana. Ultima nota introduttiva: Pasquinelli e Avanessian hanno curato l’evento del 14 dicembre 2013, a Berlino, intitolato: Accelerationism. A Symposium of Tendencies in Capitalism. (segue QUI)


(Nota dell'editore: il testo completo si compone di 22 paragrafi che verranno pubblicati giorno per giorno, a partire da oggi, 31 agosto 2015)


Leggi o scarica QUI il frammento «accelerazionista» di Nietzsche nell'Anti-Edipo



Picblog: Euthanasia Coaster by Julijonas Urbonas: Challenging the physical and psychological limits of the human body, this speculative design is intended to slowly ascend 1,700 feet into the air before launching passengers down seven loops at a mind-boggling speed of 330 feet per second. The roller coaster aims to give its riders a diverse range of experiences from euphoria to thrill, tunnel vision to a loss of consciousness and, eventually, to the end result: death.

mercoledì 19 agosto 2015

I forti dell'avvenire: il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell'anti-Edipo di Deleuze e Guattari - WM 898 e/o FP VOL.VIII TOMO II (105) 9 [153] Autunno 1887



I forti dell'avvenire: il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell'anti-Edipo di Deleuze e Guattari 

di Obsolete Capitalism

Leggi o scarica QUI il testo completo in PDF

Com'è noto, il riferimento a Nietzsche nel celebre passo 'accelerazionista' di Deleuze e Guattari presente nell'Anti-Edipo (1972) è decisivo nella chiosa finale del paragrafo 'La macchina capitalistica civilizzata' (III Cap. - 9 Paragrafo - pg. 251 - 272). Fino ad oggi, i vari commentatori che si sono succeduti nel tempo sul passo in questione, hanno in parte tralasciato e oscurato il preciso riferimento al 'Große Prozeß' di Friedrich Nietzsche, altri, invece, hanno accennato alla provenienza dell'oscuro riferimento di 'accelerare il processo', da parte di Deleuze e Guattari, citando esplicitamente il libro di Nietzsche 'La volontà di potenza', non riferendosi però mai ad un preciso frammento, al contesto in cui è inserito e quali tematiche produttive sviluppa. Le citazioni del passo originario di Nietzsche provengono sempre dalla letteratura 'secondaria' e non vengono mai citate le fonti originarie dell'opera nietzschiana (tranne una fuggevole nota in Wikipedia, in lingua inglese, nel lemma 'accelerationism', proveniente però dalla letteratura secondaria). 
A nostro avviso, la chiosa finale di 'La macchina capitalistica civilizzata', essendo controversa, non può essere compresa nel suo senso più profondo se non viene esplicitato il riferimento al processo accelerativo di Nietzsche. 
Il celebre passo di Deleuze e Guattari, vero e proprio punto cruciale per i commentatori, soprattutto di area 'accelerazionista', è il seguente:

"Ma quale via rivoluzionaria, ce n'è forse una? Ritirarsi dal mercato mondiale, come consiglia Samir Amin ai paesi del Terzo Mondo, in un curioso rinnovamento della «soluzione economica» fascista? Oppure, andare in senso contrario? Cioè andare ancor più lontano nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti, i flussi non sono ancora abbastanza deterritorializzati, abbastanza decodificati, dal punto di vista di una teoria e di una pratica dei flussi ad alto tenore schizofrenico. Non ritirarsi dal processo, ma andare più lontano, «accelerare il processo», come diceva Nietzsche: in verità, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla."


Le nostre ricerche hanno portato ad individuare con precisione il frammento di Nietzsche citato da Deleuze e Guattari nel passo sopra riportato. Si tratta di un frammento presente in due edizioni diverse delle opere postume di Friedrich Nietzsche. Il frammento si intitola 'I forti dell'avvenire'. E' stato composto nell'autunno del 1887. Nell'edizione del 1906 di 'La volontà di potenza' curata da Gast e dalla sorella di Nietzsche gli è stato attribuito arbitrariamente il numero 898 (tale numero si riferisce esclusivamente ad una numerazione progressiva interna al solo Volontà di potenza). Questa edizione del 1906 prevedeva 1.067 frammenti elencati senza un disegno globale coerente e critico. Questa è una storia ben nota, almeno dagli anni Sessanta del secolo scorso, che ha però causato numerosi fraintendimenti.  Lo stesso frammento, con lo stesso titolo 'I forti dell'avvenire' è presente nell'edizione delle Opere complete di Friedrich Nietzsche, a cura di Colli e Montinari. Il frammento è inserito nel Volume VIII, tomo II, intitolato 'Frammenti postumi 1887-1888', ove sono presentati cronologicamente i 372 frammenti che, per i curatori, erano compresi nell'edizione abortita da Nietzsche stesso e da lui intitolata 'La volontà di potenza'.

Il frammento è numerato come (105) 9 [153]. 
Nel testo originale del frammento, Die Starken der Zukunft, il verbo utilizzato da Nietzsche, tratto dal mondo della fisica, è «beschleunigen» il cui significato è letteralmente «rendere accelerato qualcosa procurandone un corso più veloce». Nella traduzione in inglese del 1967 di Kaufmann, la più classica nel mondo anglosassone, si è scelto di tradurre il verbo «beschleunigen» con il verbo inglese «hasten» anziché «accelerate», sebbene anche in questo idioma il termine «accelerate» si riferisca all'aumento intrinseco di velocità di un processo, mentre il significato di «hasten» prende in considerazione la necessità, non solo fisica, di aumentare la velocità. Anche nella lingua italiana è stato scelto il verbo «affrettare», in tutte e due le traduzioni presentate, anziché «accelerare». A maggior ragione, notiamo la differenza tra i due vocaboli: laddove «accelerare» denota il velocizzare intrinseco e fisico di un evento o di un fatto, «affrettare» indica la prescrizione esterna di un aumento di velocità.
In realtà, l'unico commentatore che ci può essere utile nella comprensione sia del passo di Nietzsche sia della citazione nietzscheana di Deleuze e Guattari è Pierre Klossowski (1905-2001), nella sua opera 'Nietzsche e il circolo vizioso(Adelphi, 1981), libro assai amato da Foucault e Deleuze, al quale in esergo è dedicato (l'opera originale in francese è del 1969). L'utilità-fertilità di Klossowski è duplice, sia per la natura esegetica del testo 'Nietzsche e il circolo vizioso', sia per la fruttificazione operata dalle traduzioni klossowskiane del testo nietzscheano. Quest'ultimo aspetto è estremamente importante ai nostri fini. Cerchiamo di chiarirlo: non solo Klossowski è stato un grande traduttore nell'ambito della cultura francese, un 'classico' nell'editoria francofona del '900, in quanto ha tradotto, dal tedesco, opere di Walter Benjamin, Ludwig Wittgenstein, Martin Heidegger (in particolare, nel 1971, il suo 'Nietzsche'). Klossowski ha il merito di esser stato il miglior interprete di Nietzsche in Francia, già con la sua magistrale resa di 'La gaia scienza' nel 1954; ma, in particolare, ha tradotto i 'Fragments posthumes - Autumn 1887-mars 1888' usciti per Gallimard nel 1976. Il frammento 'Les forts de l'avenir' non ha dovuto attendere il 1976 per essere pubblicato nella traduzione klossowskiana in quanto inserito nell'edizione originale di 'Nietzsche et le cercle vicieux' del 1969. Ed è qui che finalmente troviamo il verbo «beschleunigen» tradotto in «accélérer»; dunque, all'origine dell'utilizzo  del verbo 'accelerare' o dell'espressione 'accelerare il processo' di cui ci si avvale nell'esegesi del frammento nietzscheano, c'è il lavorio interpretativo di Klossowski. Deleuze, e Guattari, quando nel finale di 'La macchina capitalistica civilizzata' pongono le fatidiche domande su quale via rivoluzionaria intraprendere, richiamate all'inizio del nostro scritto - e queste domande sono alla base della strategia di fondo dell'accelerazionismo contemporaneo - si rifanno dunque al lavoro teorico e traduttivo di Pierre Klossowski. 
Proponiamo ora la traduzione integrale di Klossowski del frammento (105) 9 [153] 'Les forts de l'avenir':



Per quanto riguarda l'aspetto esegetico
Klossowski prende in esame nelle pagine immediatamente successive (pg. 241 e seguenti, edizione originale francese) l'intero frammento di Nietzsche, I forti dell'avvenire', traendone le debite conseguenze; cioè che il pensiero nietzscheano del 1887 da 'inattuale' è divenuto di un'attualità sconcertante, cent'anni dopo, e che in ultima istanza 'il meccanismo economico di sfruttamento si è decomposto da struttura istituzionale a un insieme di mezzi'. Ciò comporta due precisi risultati: da una parte la società non riesce più a modellare i propri membri come «strumenti» dei propri fini, divenendo essa stessa «strumento» di un meccanismo più grande; dall'altra parte c'è un 'surplus' di forze che, eliminate dal meccanismo, sono disponibili per la formazione di un 'nuovo uomo', il forte dell'avvenire. Per ottenere questo nuovo tipo d'uomo, non bisogna allora combattere questo 'große prozeß' irreversibile, ma semplicemente bisogna favorire la sua accelerazione, o non resistere alla sua accelerazione espansiva inarrestabile che appare essere, ma non è, contraria al suo obiettivo: il livellamento - cioè l'omogeneizzazione nella sua veste perpetrata dalla democratizzazione in essere delle società industriali - è precisamente la 'riduzione' dell'uomo, il suo «rimpicciolimento».  E' contro, o a favore, di questa 'legge inesorabile' che agiranno nel futuro i «forti» e i «livellati», in parti curiosamente e paradossalmente rovesciate. Così come, è contro o a favore dell'«inesorabile legge» della caduta tendenziale della legge di profitto, che si combattono i capitalisti e gli operai, in una controversa metastabilizzazione del futuro del profitto, che è l'altro grande tema del paragrafo sopracitato di Deleuze e Guattari. 
Il testo completo, grazie agli editori Adelphi e Bompiani, è presentato nelle tre traduzioni storiche pubblicate nel 1927 (Treves), 1971 (Giametta), e 1981 (Turolla).

Buona lettura.




I forti dell'avvenire (Autunno 1887)

Ciò che in parte il bisogno, in parte il caso hanno qua e là raggiunto, ossia le condizioni per la produzione di una specie più forte: tutto questo possiamo ora comprenderlo e volerlo consapevolmente; possiamo creare le condizioni in cui un tale potenziamento sia possibile. 

L'«educazione» ha avuto finora di mira l'utile della società, non già il maggior utile possibile dell'avvenire, bensì l'utile della società in quel momento esistente. Si volevano «strumenti» per essa. Posto che ricchezza di energia fosse maggiore, si potrebbe pensare a una DETRAZIONE DI FORZE il cui fine non fosse l'utile della società, ma un utile futuro -
Un tal compito sarebbe tanto più da proporre, quanto più si comprendesse in che misura la forma presente della società è in forte trasformazione, al punto di non poter più esistere, un giorno futuro, per se stessa, ma solo più come mezzo nelle mani di una razza più forte. Il crescente rimpicciolimento dell'uomo è appunto la forza motrice per pensare all'allevamento di una razza più forte, che troverebbe il suo sovrappiù proprio nella sfera in cui la specie rimpicciolita si indebolirebbe sempre di più (volontà, responsabilità, sicurezza di sé, capacità di porsi degli scopi).
I mezzi sarebbero quelli che la storia insegna: l'isolamento attraverso interessi di conservazione opposti a quelli che sono oggi correnti; l'esercitarsi in giudizi di valore opposti; la distanza come pathos; la coscienza libera in ciò che oggi è più sottovalutato e vietato. 
Il livellamento dell'uomo europeo è il grande processo che non si deve ostacolare: bisognerebbe affrettarlo ancora di più.
È così data la necessità dello spalancarsi di un abisso, della distanza, della gerarchia: non la necessità di rallentare quel processo.
Questa specie livellata, appena è raggiunta, abbisogna di una giustificazione, che consiste nel servire un tipo superiore, sovrano, che sta sopra di essa e che solo poggiando su di essa può innalzarsi al suo compito.
Non solo una razza di signori, il cui compito si esaurisca nel governare; ma una razza con una propria sfera di vita, con un sovrappiù di forza per la bellezza, il valore, la cultura, il comportamento, sino a ciò che è più spirituale; una razza affermatrice, che possa concedersi ogni grande lusso..., abbastanza forte per non aver bisogno della tirannia dell'imperativo della virtù, abbastanza ricca per non aver bisogno della parsimonia e della pedanteria, al di là di bene e male; una serra per piante speciali e scelte.

Friedrich Nietzsche - Frammenti postumi 1887-1888

Volume VIII, tomo II delle « Opere di Friedrich Nietzsche »
Edizione italiana condotta sul testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari.

Titolo del frammento : 

I forti dell'avvenire ( 105 ) 9 [ 153 ]
(Adelphi, 1971) - 
Traduzione: Sossio Giametta

*** Ringraziamo il filosofo Luigi Rustichelli per l'aiuto prezioso nella ricerca del frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche




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I forti dell'avvenire 

Ciò che in parte la necessità, in parte il caso hanno ottenuto sporadicamente, ciò le condizioni per la produzione di una specie più forte, possiamo ora comprenderlo e volerlo scientemente: noi possiamo creare le condizioni in cui una simile elevazione sia possibile.
Finora, l'«educazione» ha mirato all'utile della società: non ciò che è più utile per l'avvenire, ma l'utile della società esistente. Si volevano «strumenti» per questa società. Posto che fossimo più ricchi di energie, si potrebbe pensare a trattenere una quota non destinata a giovare alla società, ma per un'utilità futura. 
Tanto più dovremmo porci un simile compito, quanto più comprendessimo come la forma presente della società si trovi in una fase di forte trasformazione: cioè sulla via che potrà un giorno portarla a non esistere più per se stessa, ma soltanto come un mezzo nelle mani di una razza più forte.
Il crescente rimpicciolimento dell'uomo è precisamente la forza che spinge a pensare all'allevamento di una razza più forte, una razza i cui tratti eccessivi sarebbero proprio quelli in cui la specie rimpicciolita diventerebbe sempre più debole (cioè volontà, responsabilità, sicurezza, facoltà di porsi degli scopi). 
mezzi sarebbero quelli che la storia insegna: l'isolamento mediante interessi di conservazione opposti a quelli che sono oggi gli interessi medi; l'addestramento a produrre valutazioni opposte; la distanza considerata come pathos; la libera coscienza in ciò che oggi è disprezzato e vietato.
Il livellamento dell'uomo europeo è il grande processo che non si deve ostacolare: anzi, lo si dovrebbe affrettare.
Da ciò risulta la necessità di aprire un abisso, di creare distanze e una gerarchia: non la necessità di rallentare quel processo. 
Nel momento in cui la si sia ottenuta, questa specie livellata ha bisogno di una giustificazione: e questa si trova nel servire una specie più alta e sovrana, che si basa su quella e solo basandosi su quella può elevarsi al proprio compito.
Non si avrà soltanto una razza di signori il cui compito si esaurisca nel governare, ma una razza con una propria sfera vitale, energie in eccesso per la bellezza, il coraggio, la cultura, le maniere, giungendo a ciò che c'è di più spirituale: una razza affermatrice che si può concedere ogni grande lusso - abbastanza forte per non avere bisogno della tirannia dell'imperativo della virtù, abbastanza ricca per non avere bisogno della parsimonia e della pedanteria, di là dal bene e dal male; una serra per piante rare ed elette.

Friedrich Nietzsche - La volontà di potenza
Saggio di una trasvalutazione di tutti i valori

Frammenti postumi ordinati da Peter Gast e Elisabeth Förster-Nietzsche. Nuova edizione italiana a cura di Maurizio Ferraris e Pietro Kobau


Titolo del frammento : 

I forti dell'avvenire ( 898 )
(Bompiani, 1992) 
Traduzione: Angelo Treves (1927, per la casa editrice Monanni, Milano, prima edizione italiana autorizzata, Volume 9, La volontà di potenza) 
trad. rivista da Pietro Kobau (1992)


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I forti dell'avvenire


   « Ciò che è stato individuato qua e là, in parte dalla necessità, in parte dal caso, e cioè le condizioni propizie al prodursi di una specie più forte : è quanto siamo ormai in grado di capire e di volere consapevolmente : noi possiamo produrre le condizioni che consentono tale innalzamento.

   «Fino ad oggi, l'educazione aveva come obiettivo esclusivo il bene della società : non già il maggior bene possibile per il bene possibile per il futuro, bensì solo quello per la società esistente. Per essa si cercavano solo degli "strumenti".
Ammesso che la ricchezza di forze sia maggiore, si potrebbe concepire una sottrazione di forze il cui scopo fosse il bene non più della società, ma del futuro, - questo sarebbe il compito da porsi, una volta capito in che senso la forma attuale della società si trovi impegnata in una poderosa trasformazione che la condurrà a non poter più esistere per se stessa, bensì soltanto quale mezzo in possesso di una razza più forte.
   « La mediocrità crescente dell'essere umano è appunto la forza che ci induce a pensare all'addestramento di una razza più forte, la quale troverebbe il suo eccedente proprio in ciò che rende più debole la specie già mediocre (volontà, responsabilità, sicurezza di sé, potersi fissare degli scopi).
   « I mezzi sarebbero quelli insegnati dalla storia : l'isolamento mediante interessi di conservazione, all'inverso di quelli che oggi formano la media : l'esercizio dei valori invertiti; la distanza in quanto pathos; la libera coscienza in tutto quanto è oggi meno stimato e più biasimevole.
   « L'ugualizzazione dell'uomo europeo è attualmente il grande processo irreversibile, e si dovrebbe anche accelerarlo.
   « Da ciò, la necessità di scavare una fossa, di creare una distanza, una gerarchia, e non già la necessità di rallentare il processo.
   « Questa specie ugualizzata, una volta che si sia realizzata, esigerà una giustificazione : che è appunto quella di servire a una specie sovrana, la quale si fonda su quella che l'ha preceduta e solo perciò può innalzarsi al proprio compito. Non solo una razza di padroni che si limitino a governare, bensì una razza che abbia la propria sfera di vita, un eccedente di forza per la bellezza, il coraggio, la cultura, le maniere anche in quello che vi è di più spirituale; una razza affermativa che può concedersi qualunque lusso... abbastanza potente da non aver bisogno né della tirannia dell'imperativo di virtù, né della parsimonia, né della pedanteria, al di là del bene e del male : che formi una serra di piante rare e singolari ».

Pierre Klossowski - Nietzsche e il circolo vizioso
(Adelphi, 1981) - 
[ ed. orig. fr. Mercure de France, 1969 ]
Traduzione dal tedesco: Pierre Klossowski (1969)
Traduzione dal francese: Enzo Turolla (1981)

La nota dell'editore (Adelphi), presente nell'edizione originale del 1981 di 'Nietzsche e il circolo vizioso' afferma quanto segue:

" La traduzione klossowskiana dei testi di Nietzsche è legata in modo indissolubile all'interpretazione che di quei testi viene qui proposta. A tali traduzioni ci siamo perciò attenuti. "

Il frammento 'I forti dell'avvenire' è basato sul testo originale nietzscheano, tratto dai quaderni autografi di Nietzsche e presentati nella seguente edizione:

Friedrich Nietzsche - Frammenti postumi 1887-1888
Volume VIII, tomo II delle « Opere di Friedrich Nietzsche »
Edizione italiana condotta sul testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari.

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Die Starken der Zukunft. - 9 [ 153 ] (105)

Was theils die Noth, theils der Zufall hier und da erreicht hat, die Bedingungen zur Hervorbringung einer stärkeren Art : das können wir jetzt begreifen und wissentlich wollen : wir können die Bedingungen schaffen, unter denen eine solche Erhöhung möglich ist.
Bis jetzt hatte die «Erziehung» den Nutzen der Gesellschaft
im Auge : nicht den möglichsten Nutzen der Zukunft,
sondern den Nutzen der gerade bestehenden Gesellschaft.
«Werkzeuge» für sie wollte man. Gesetzt, der Reichthum an Kraft wäre größer, so ließe sich ein Abzug von Kräften denken, dessen Ziel nicht dem Nutzen der Gesellschaft gälte, sondern einem zukünftigen Nutzen, -
Eine solche Aufgabe wäre zu stellen, je mehr man begriffe, inwiefern die gegenwärtige Form der Gesellschaft in einer starten Verwandlung wäre, um irgendwann einmal nicht mehr um ihrer selber willen existiren zu können : sondern nur noch als Mittel in den Händen einer stärkeren Rasse.
Die zunehmende Verkleinerung des Menschen ist gerade die
treibende Kraft, um an die Züchtung einer stärkeren Rasse zu denken : welche gerade ihren Überschuß darin hätte, worin die verkleinerte Species schwach und schwächer würde (Wille, Verantwortlichkeit, Selbstgewißheit, Ziele-sich-setzen-können).
Die Mittel wären die, welche die Geschichte lehrt : die Isolation durch umgekehrte Erhaltung-Interessen, als die durchschnittlichen heute sind ; die Einübung in umgekehrten  
Werthschätzungen ; die Distanz als Pathos ; das freie Gewissen im heute Unterschätztesten und Verbotensten.
Die Ausgleichung des europäischen Menschen ist der große Prozeß, der nicht zu hemmen ist : man sollte ihn noch beschleunigen. 
Die Notwendigkeit für eine Kluftaufreißung, Distanz, Rangordnung ist damit gegeben : nicht die Notwendigkeit, jenen Prozeß zu verlangsamen.
Diese ausgeglichene Species bedarf, sobald sie erreicht ist, einer Rechtfertigung : sie liegt im Dienste einer höheren souveränen Art, welche auf ihr steht und erst auf ihr sich zu ihrer Aufgabe erheben kann. 
Nicht nur eine Herren-Rasse, deren Aufgabe sich damit erschöptfe, zu regieren : sondern ein Rasse mit eigener Lebenssphäre, mit einem Überschß von Kraft für Schönheit, Tapferkeit, Kultur, Manier bis in's Geistigste ; eine bejahende Rasse, welche sich jeden großen Luxus gönnen darf -, stark genug, um die Tyrannei des Tugend-Imperativs nicht nöthig zu haben, reich genug, um die Sparsamkeit und Pedanterie nicht nöthig zu haben, jenseits von Gut und Böse ; ein Treibhaus für sonderbare und ausgesuchte Pflanzen.

Friedrich Nietzsche - Sämtliche Werke
Kritische Studienausgabe - Band 12
DTV de Gruyter

Nachgelassene Fragmente 1885 - 1889 
1. Teil : 1885 - 1887

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WM 898 (Spring-Fall 1887) The strong of the future.-

That which partly necessity, partly chance has achieved here and there, the conditions for the production of a stronger type, we are now able to comprehend and consciously will: we are able to create the conditions under which such an elevation is possible. 
Until now, "education" has had in view the needs of society: not the possible needs of the future, but the needs of the society of the day. One desired to produce "tools" for it. Assuming the wealth of force were greater, one could imagine forces being subtracted, not to serve the needs of society but some future need. 
Such a task would have to be posed the more it was grasped to what extent the contemporary form of society was being so powerfully transformed that at some future time it would be unable to exist for its own sake alone, but only as a tool in the hands of a stronger race. 
The increasing dwarfing of man is precisely the driving force that brings to mind the breeding of a stronger race—a race that would be excessive precisely where the dwarfed species was weak and growing weaker (in will, responsibility, self-assurance, ability to posit goals for oneself ). 
The means would be those history teaches: isolation through interests in preservation that are the reverse of those which are average today; habituation to reverse evaluations; distance as a pathos; a free conscience in those things that today are most undervalued and prohibited. 
The homogenizing of European man is the great process that cannot be obstructed: one should even hasten it. 
The necessity to create a gulf, distance, order of rank, is given eo ipso--not the necessity to retard the process. 
As soon as it is established, this homogenizing species reguires a justification: it lies in serving a higher sovereign species that stands upon the former and can raise itself to its task only by doing this. 
Not merely a master race whose sole task is to rule, but a race with its own sphere of life, with an excess of strength for beauty, bravery, culture, manners to the highest peak of the spirit; an affirming race that may grant itself every great luxury — strong enough to have no need of the tyranny of the virtue-imperative, rich enough to have no need of thrift and pedantry, beyond good and evil; a hothouse for strange and choice plants .

Friedrich Nietzsche - The Will of Power


Translated by Walter Kaufmann and R.J. Hollingdale

Edited by Walter Kaufmann (Copyright, 1967)
Random House, New York, 1967
or Vintage Books Edition (September 1968) 
or Knopf Doubleday Publishing Group (2011, pg. 478)

Picblog: Anthony p. Iannini 'Nietzsche' (2005)

mercoledì 1 luglio 2015

mercoledì 3 giugno 2015

Elettra Stimilli: Recensione di 'Matteo Pasquinelli: Gli algoritmi del capitale' @ Alfabeta2, 3 giugno 2015


Gli algoritmi del capitale

di Elettra Stimilli @ Alfabeta2, 3 giugno 2015 - Read more @ A2 website


Quando era appena uscito nelle sale italiane The Wolf of Wall Street, il film in cui Scorsese narra l'ascesa e la caduta di uno dei tanti spregiudicati broker newyorkesi, nell'intenzione - da lui stesso esplicitamente dichiarata - di “scoprire come lavorano le loro menti”, viene pubblicato in Italia un volume a cura di Matteo Pasquinelli, Gli algoritmi del capitale. Accelerazionismo, macchine delle conoscenza e autonomia del comune (Ombre Corte 2014), che tenta di inscrivere la riflessione sull'attuale crisi finanziaria tra le sofisticate pieghe della virtualizzazione della finanza e delle relazioni sociali. Più che al film di Scorsese, Pasquinelli preferisce, però, far riferimento, come antecedente artistico delle analisi contenute nel libro da lui curato, al romanzo di Don DeLillo Cosmopolis, scritto negli stessi anni del movimento di Seattle e prima del tragico attacco alle Twin Towers.
Muovendo da una riflessione sul predominio e sulla crisi del capitalismo finanziario contemporaneo, i saggi raccolti in questo volume sono tutti accomunati dall'esigenza di guardare all'orizzonte tecnologico globale nell'intento di trovare nuovi paradigmi in grado di dischiudere differenti spazi collettivi e politici. Il volume si apre con il Manifesto per una politica accelerazionista di Alex Williams e Nick Srnicek, da molti definito il caso editoriale del 2013 all'interno del pensiero politico radicale. Sorto dall'ambiente intellettuale che ruota attorno alla rivista inglese «Collapse» - spesso individuato con l'etichetta “realismo speculativo” e legato ad autori come Reza Negarestani e Ray Brassier – il Manifesto è stato tradotto in diverse lingue e viene qui presentato in versione italiana come un'introduzione al dibattito che si è sviluppato a partire da un simposio organizzato a Berlino nel 2013.
Le tesi del Manifesto possono così essere confrontate con quelle che provengono dalle riflessioni dell'operaismo italiano che, già negli anni Settanta del secolo scorso, aveva saputo mettere a tema l'egemonia del general intellect nelle società post-fordiste, evidenziando il graduale predominio del lavoro cognitivo. Oggi tuttavia, come scrive Pasquinelli nell'Introduzione, “non è sufficiente affermare che il capitalismo [...] [sia] un capitalismo cognitivo […]. Il capitalismo ha sviluppato forme di intelligenza autonoma e di scala superiore. Si deve dire: il capitale stesso pensa” (p. 9). Il piano di sorveglianza PRISM della National Security Agency, di recente divenuto famoso grazie allo scandalo sulle intercettazioni che ha coinvolto le agenzie di intelligenceamericane - di cui, tra l'altro, si tratta in Citizenfour, il film documentario di Laura Poitras su Edward Snowden, di recente diffuso anche nelle sale cinematografiche italiane - ha rivelato in maniera palese questa situazione.
Se questo automaton tecnologico planetario sta ridisegnando i confini del nuovo nomos politico, a nulla possono servire nostalgiche visioni di un passato ormai irrecuperabile. Per gli autori del Manifesto accelerazionista si tratta piuttosto di portare all'estremo questa orientamento come attendendo una sua implosione interna, che sia, però, l'inizio per una nuova era post-capitalistica. L'accelerazione risulta in questo senso la realizzazione di tendenze che dovrebbero condurre al pieno dispiegamento di potenzialità già contenute, ma neutralizzate, nell'attuale forma del capitalismo.
Una simile analogia tra l'impero globalizzante della politica post-nazionale e le potenzialità della rete è presente anche nella prospettiva di Antonio Negri, che interviene insieme ad altri nel volume (come Franco Berardi Bifo, Mercedes Bunz, Stefano Harney, Tiziana Terranova, Carlo Vercellone, Cristiana Marazzi, ecc.). Ma il problema, per Negri, non è soltanto il fatto che “accelerazionismo” risulta un termine infelice, perché richiama “un senso futurista a quello che futurista non è” (p. 34); ma soprattutto sta nella possibilità di ricondurre questo processo alla sua organizzazione politica, alle stesse forze sociali preesistenti a qualsiasi “algoritmo” del capitale.

Matteo Pasquinelli (a cura di)

Matteo Pasquinelli: What an Apparatus is not: On The Archeology of The Norm in Foucault, Canguilhem, and Goldstein @ Parrhesia, nr. 22, 2015


WHAT AN APPARATUS IS NOT: ON THE ARCHEOLOGY OF
THE NORM IN FOUCAULT, CANGUILHEM, AND GOLDSTEIN 

by Matteo Paquinelli

@ Parrhesia philomag (Read more)

@ Academia.edu (Read more)


AGAMBEN’S ‘DISPOSITIVE’ RELIGION

In his essay “What is an Apparatus?” Agamben relates the genealogy of the Foucauldian dispositif of biopower directly to the notion of positivity in Christian theology as highlighted by Hyppolite in a passage from his In- troduction to Hegel’s Philosophy of History. Agamben believes that this ”passage [...] could not have failed to provoke Foucault’s curiosity, because it in a way presages the notion of apparatus”. Agamben then sets up a lengthy genealogy: he first relates the notion of biopolitical dispositif to Hegel’s notion of positive religion and then moves from there to the theological term dispositio. According to Agamben, the Latin dispositio trans- lates the Greek word oikonomia, which in the early centuries of theology designated “the administration and government of human history” by Christ. Agamben thus proposes to take the form in which Christianity was propagated and governed as the archetype of Foucault’s modern dispositif of biopower. (Read more ...)



Picblog: 'Dispositif 1' by Art Collective, 2003

venerdì 10 aprile 2015

Roberto Ciccarelli: Michel Foucault, l’invenzione della conoscenza @ Il Manifesto, 07Apr2015

Michel Foucault, l’invenzione della conoscenza

- Roberto Ciccarelli, 07.04.2015

@ Il Manifesto READ MORE

Filosofia. «Lezioni sulla volontà di sapere», uscito per Feltrinelli, propone i testi del primo corso svolto al Collège de France nel 1970. Conflitto tra verità e potere e la confutazione delle teorie di Freud sono alcuni «cavalli di battaglia» dello studioso
«In un angolo remoto dell’universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari, c’era una volta un astro su cui animali intelligenti inventarono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante
e menzognero della storia universale». È uno dei passaggi folgoranti, dall’ironia crudele e maestosa, di Nietzsche che riflette Su verità e menzogna in senso extra-morale. Il filosofo tedesco, a cavallo di un’iperbole, ci porta all’altezza del Big Bang. Nella finzione così concepita scrive un romanzo sarcastico contro una delle verità tramandate della nostra cultura: l’Uomo esiste per conoscere. Tutto questo è falso.

Un’amicizia stellare
Per rendere il tono usato da Michel Foucault nelle Lezioni sulla volontà di sapere, tradotte da Carla Troilo e Massimiliano Nicoli (Feltrinelli, a cura di Pier Aldo Rovatti, pp. 352, 35 euro) bisogna andare a pagina 219 di questo libro e leggere la lezione su Nietzsche. È un testo contenuto in una delle ampie appendici riprodotte nel volume insieme ai testi ricostruiti del primo corso svolto al Collège de France nel 1970.
Quella su Nietzsche è una lezione fondamentale, scritta nervosamente, quasi scalettata, frusta. Gli argomenti sono esposti per punti, pronti per essere pronunciati davanti ad un pubblico. Sono i mesi in cui più intenso procede il corpo a corpo con il filosofo tedesco. Foucault ha fatto il suo ingresso al Collège de France, il pantheon dell’accademia di Francia, introdotto dal matematico epistemologo
e filosofo analitico Jules Vuillemin, titolare della cattedra di «filosofia della conoscenza». Lui, invece, scelse per sé l’insegnamento di «storia dei sistemi di pensiero», come spiegò nella lezione inaugurale L’ordine del discorso, pubblicata in Italia da Einaudi.
L’amicizia stellare con Nietzsche, per usare un’espressione amata da questo filosofo, viene rinsa- ldata sin dalle prime pagine dei corsi che dureranno fino al 1984, l’anno della morte di Foucault. Con Gilles Deleuze, Pierre Klossowski, l’autore di Le parole e le cose o Sorvegliare e Punire è stato tra
i promotori e interpreti della Nietzsche-renaissance che, negli anni Sessanta, pose al centro dell’attenzione un Nietzsche riletto alla luce del pensiero della differenza. Un approccio che lo sottrasse dalla morsa della filosofia dell’Essere di Heidegger, come del pensiero negativo, per non parlare delle letture alla György Lukács che aveva ridotto il filosofo tedesco, e le sue contraddizioni, ad un anticipatore dell’irrazionalismo e del fascismo europeo. Libri come Nietzsche e il circolo vizioso (Klossowski), Differenza e Ripetizione (Deleuze) e un saggio come Nietzsche, la genealogia e la sto- ria cambiarono radicalmente il piano della discussione. Ancora oggi sono un giacimento unico per la riflessione filosofica e per quella politica sull’immanenza.
Le Lezioni sulla volontà di sapere nascono in questa temperie che ha segnato a fondo il pensiero critico e radicale negli ultimi 40 anni. E segneranno anche quell’immensa opera, oggi emersa e pubblicata, che è la ricerca contenuta nei tredici corsi al Collège de France.

Riso, disprezzo, disgusto
Orientandosi nei frammenti raccolti nella contestata antologia postuma La volontà di potenza, così come tra le maggiori opere di Nietzsche come la Genealogia della morale, Foucault chiarisce il significato dell’espressione «volontà di sapere». Un concetto che non è assimilabile né alla conoscenza, né alla «volontà di verità» che Heidegger assimilava alla «volontà di potenza», in questo seguendo Nietzsche.
Per Foucault, il sapere implica un doppio rapporto: agli oggetti della conoscenza e al sé conoscente. Sin dall’età classica, questo rapporto si è espresso attraverso il discorso sulla razionalità che ha separato il razionale dal non razionale, il normale dal patologico. In questa cornice il sapere esprime la volontà di dare un ordine al mondo e di governare gli individui. Il suo obiettivo è disciplinare il mondo attraverso la produzione di saperi che disciplinano il potere stesso. Non si tratta di «conoscere», ma di «sussumere, schematizzare, intendersi e calcolare». Il conoscere è dunque il risultato del dominio delle cose e del disciplinamento delle persone.
Da questi brevi tratti si comprende la centralità del nesso tra sapere e potere. Foucault lo spiega studiando Nietzsche da cui trae anche una definizione immanente, e non egoistica, del conoscere. «Necessaria prima di tutto: la gioia di ciò che esiste», scrive Nietzsche. E ancora: «L’istinto conoscitivo, toccati i propri confini, si rivolge contro se stesso per passare alla critica del sapere, la conoscenza al servizio della migliore delle vite. L’uomo stesso deve volere l’illusione – in questo sta il tragico. L’enorme e indiscriminato impulso verso una conoscenza a sfondo storico è un segno che la vita è invecchiata».
Istinto di appropriazione
Prima di leggere il corso è fondamentale partire da un assunto: la conoscenza non si trova in natura e non costituisce il più antico istinto dell’uomo. Non è la fame, non è la sete, non è il sesso. In quell’antro buio del tempo, prima che ogni cosa abbia inizio e mentre ogni cosa diviene, non c’è la garanzia esterna di un intelletto divino. Per Nietzsche la conoscenza non è il fuoco rubato da Prom- eteo per illuminare il mondo. E non è nemmeno il frutto dell’imitazione dell’intelligenza umana che ricorda uno spettacolo divino.
Le cose che l’uomo ha trovato nel mondo sono terribili, caotiche, crudeli. Non esistono per noi, né mostrano un volto intellegibile che attende di incrociare il nostro sguardo in attesa di nascere. Il mondo non parla la lingua umana, non segue il nostro ordine, non risplende nel concatenamento, nella forma, nella bellezza, nella sapienza che hanno ispirato l’arte, la filosofia o la politica. La conoscenza è un’invenzione ed è il risultato della cattiveria, del ridere, del disprezzo, del disgusto che si protegge contro la dismisura della vita. Dietro quell’invenzione che ha portato a credere che la conoscenza sia un esercizio accademico, o il dono di una capacità pratica nell’affrontare gli eventi, si nasconde un gioco di istinti, impulsi, desideri, timore, volontà di appropriazione.
Questa è la scena descritta da Foucault nel 1970. Qui si affrontano le spinte che producono una «conoscenza» sempre asservita o dipendente. La volontà di sapere è sempre interessata: non solo a se stessa, ma a ciò che è suscettibile di interessare l’istinto o gli istinti che la dominano.
Il nome di Edipo
Foucault commenta i grandi testi della Grecia antica: Esiodo, Aristotele, Omero, Sofocle, i sofisti. E riflette su alcuni dei loro interpreti: Kant, Spinoza e Nietzsche. Un intero capitolo, ammirevole,  è dedicato all’Edipo Re di Sofocle che attesta in maniera emblematica il conflitto che ha prodotto una certa idea di conoscenza. L’oracolo di Delfi predisse a Laio che sarebbe stato ucciso da suo figlio, il quale avrebbe anche sposato sua madre Giocasta. Laio cerca di sottrarsi a questo destino e, dopo avere effettivamente concepito un bambino con Giocasta, lo affida ad un servo. Il bambino, salvato da un pastore, viene consegnato alla moglie del re di Corinto. Arrivato all’età adulta Edipo, credendo a sua volta di fuggire dall’oracolo, incontra sul suo cammino Laio. E lo uccide dopo una rissa. Finirà per sposare Giocasta dalla quale avrà quattro figli. Su Tebe si abbatte la peste. Edipo interroga Tiresia, mentre un servo gli rivela le sue vere origini. Giocasta si uccide, Edipo si acceca.
Se per i greci Edipo è l’eroe tragico della dismisura, per Freud è l’eroe colpevole di desiderare inconsciamente sua madre al punto da uccidere il padre. Nel 1896 Edipo diventa l’eroe borghese della psicoanalisi:colui che destituisce e uccide il padre, si impossessa della proprietà, gode al suo posto ed esprime la volontà di fondersi con sua madre, figura originaria e passiva di tutti gli affetti.
Foucault critica la reinvenzione freudiana del mito di Edipo e sostiene che la tragedia mette in scena lo scontro tra saperi e poteri: la procedura giudiziaria dell’inchiesta, la legge divinatoria, la sovranità e la sua trasgressione, i saperi degli uomini umili (i servi, i pastori) contro la conoscenza enigmatica dell’oracolo. L’elemento più importante è quello politico. Ciò che scompare con Edipo è l’antica forma del Re orientale, il Re-tiranno che governa la città con il suo sapere. La sua caduta rivela la natura di ogni sovranità. Edipo, infatti, si acceca per non vederne i delitti. La conoscenza rivela quanto il potere sia fondato sull’ingiustizia e non sulla purezza, sul disinteressamento, sulla coscienza.
Invece di comprendere a fondo questo atroce conflitto, il sapere occidentale rimuove questa verità. Edipo è diventato il segno di questa rimozione. Trasformato dal mito, questo personaggio cerca di allontanarsi dalla tremenda verità della vita. «Edipo non racconta la verità sui nostri istinti e sui nostri desideri — spiega Foucault — ma un sistema di costrizione al quale obbedisce il discorso della verità in tutte le società occidentali».
Cosa può un corpo
Le lezioni sulla volontà del sapere sono la prima incursione strutturata nel sapere antico da parte di Foucault. Negli ultimi anni di vita, il filosofo sviluppò l’analisi del potere oltre l’epistomologia storica che aveva ispirato Le parole e le cose o L’archeologia del sapere. Lo studio del sapere greco-romano lo portò a formulare un’idea della politica come esperienza dei corpi, cioè come esercizio etico di sé e della potenza di esistere. Della filosofia greca Foucault valorizza le «tecniche del sé» e i «processi di soggettivazione» elaborati per governare la vita sessuale. Al centro del suo interesse non c’è più il soggetto cartesiano della razionalità disincarnata, ma quello che conosce nonostante se stesso. Il sapere, ora, serve a conoscere le possibilità di un corpo.
Queste sono le basi del confronto critico con la psicoanalisi condotto dal 1970 in poi. Non è un caso che il primo volume della trilogia sulla Storia della sessualità abbia un titolo simile a quello del corso del 1970: la Volontà di sapere. Quattro anni dopo, nel 1980, Foucault avrebbe aperto con il corso sul governo dei viventi il laboratorio per costruire una genealogia alternativa alla filosofia della coscienza che domina il sapere occidentale. Il campo di battaglia è la sessualità. Il suo avversario è il potere simbolico di una sovranità perduta: la legge del padre.

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