sabato 23 gennaio 2016

3.3. La manifestazione di un delirio universale - Parte XXIII - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)

La manifestazione di un delirio universale

3.3. - Parte XXIII
Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)
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Il discorso dell’adeguatezza delle lotte rivoluzionarie riappare là dove non dovrebbe, teoricamente, riapparire: all’interno del convegno su Nietzsche di Cerisy-la-Salle del luglio 1972. La diatriba coinvolge Klossowski, Deleuze, Lyotard e Derrida: siamo nel cuore del complotto sedizioso da parte della comunità rizosferica nietzscheana. Derrida ha posizioni politiche e filosofiche completamente differenti rispetto all’asse Nietzsche-Klossowski che comprende Deleuze, Foucault, Lyotard. Deleuze funge da intermediario tra il proprio gruppo e Derrida. Foucault e Derrida sono su posizioni conflittuali da tempo; Foucault non è però presente al convegno nietzscheano. Deleuze, al termine del proprio intervento «Pensiero nomade» a Cerisy-La-Salle, ha parole di elogio indirette per la decostruzione di matrice heideggeriana, e per il lavoro di Derrida, ma è altrettanto fermo nel dichiarare la propria alterità al progetto decostruttivista: “Quanto al metodo di decostruzione dei testi, so bene di che si tratta, lo ammiro, ma non ha niente a che fare con me. Non mi presento affatto come un commentatore di testi. Per quel che mi riguarda, un testo è solo un piccolo ingranaggio in una pratica extra-testuale” (ID, 330). Il confronto più diretto, a tratti aspro, avviene però dopo l’intervento di Klossowski, Circulus vitiosus. Klossowski si era già soffermato in passato sul concetto di «parodia» nella filosofia di Nietzsche - Nietzsche, il politeismo, la parodia (1957) - ma nel dibattito che segue l’intervento klossowskiano la polemica tra filosofi divampa sul nodo Nietzsche - Marx e sull’interpretazione «politica» della filosofia nietzscheana rispetto alle «inquietudine attuali», cioè coeve al convegno e, dunque, riferibili all’anno caldo 1972. Il fatto di utilizzare Nietzsche ai fini della comprensione del presente, articola gli interventi filosofici nei riguardi dell’«autonomia» del pensiero nietzscheano rispetto alla politica contemporanea e alle eventuali coincidenze/divergenze tra «esigenze nietzscheane» e «prassi marxiste». Klossowski termina il proprio intervento riallacciandosi alla sedizione adombrata dall’accelerazione dei forti dell’avvenire nel celebre frammento ( fr. 9 [153] ): “Sotto il segno del circolo vizioso, il complotto contro Darwin indica «l’autonomizzarsi delle produzioni innanzi tutto patologiche», come condizione dello sconvolgimento di ogni rapporto tra le forze sociali contrapposte” (CV, aut-aut n. 267-268, pg. 65). Per Klossowski, la sedizione proposta da Nietzsche è doppiamente delirante: primo, perché se il pensiero dell’eterno ritorno è la parodia di una dottrina, anche il suo risultato, la rivolta dei forti dell’avvenire, sarà una parodia e quindi la manifestazione di un delirio collettivo ancor prima che individuale; secondo, in una situazione di nichilismo realizzatosi cent’anni dopo la formulazione del «complotto» da parte di Nietzsche, il comportamento delirante può avere una sua efficacia nei confronti dell’attualità, quindi, nei confronti delle forze che impongono il dominio della struttura selettiva dei regolarizzati; o, addirittura, il comportante delirante degli irregolari è possibile che «costituisca, ormai, una resistenza efficace nei confronti di una determinata forza avversa». (CV, aut-aut n. 267-268, pg. 63). La sedizione dei deliranti può costituire un comportamento «universale» oppure è solo un fattore «contingente» del capitale? Qui la domanda klossowskiana è rivolta al Deleuze fresco dell’Anti-Edipo: è solo la schizofrenia del capitale a produrre il proprio agente sovversivo e caotico nel rivoluzionario delirante, oppure il delirio - cioè quella condizione umana che impone a ogni vissuto la demistificazione del proprio stile di vita e l’uscita dai limiti fissati dalla morale sociale - è un’invariante storica, una pratica produttiva universale di resistenza che trascende ogni epoca storica? La valorizzazione del delirio è generata esclusivamente dai progetti e dai processi di sovversione che si riproducono? La risposta affermativa ai quesiti di Klossowski equivale a riconoscere che tale valorizzazione delinea un soggetto vuoto che si ribella essenzialmente uscendo dal proprio sé identitario e stagnante, tramite un travaso perpetuo di vuoto/pieno, cioè di una metamorfosi continua della singolarità che ci indirizza verso l’accettazione della dottrina dell’Eterno Ritorno.

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